una vita di preghiera per salvare il mondo: fede o follia?
Le ergastolane di Dio
Vivono chiuse tra quattro mura, relegate a vita per loro stessa volontà, lontano dal mondo e dai suoi rumori, ma anche dalle sue gioie più banali. Stiamo parlando delle suore di clausura, migliaia di religiose che hanno scelto di seguire Cristo in questa forma particolare. Una volta mandavano nei monasteri solo le brutte o coloro che non riuscivano ad avere marito. Oggi invece, se ci si reca ad Alcamo, trovi un convento di suore, tutte giovani e laureate, che stampano depliant colorati per pubblicizzare la loro vocazione. Veramente il fenomeno riguarda anche una buona parte di uomini consacrati che in diversi ordini vivono la stretta clausura, anzi la stessa idea di clausura sembra essere nata proprio dai monaci orientali. Ricordo ancora quando a undici anni mio padre portò la famiglia a fare una bella gita a Serra San Bruno in Calabria. Il programma della giornata prevedeva anche la visita al monastero dei certosini. Con mia grande meraviglia, mia madre fu fermata all’entrata del convento, perché non era consentita la visita guidata alle donne. Certo è che la clausura è una scelta difficile da comprendere nella società attuale, e spesso anche tra i cattolici il fenomeno non è del tutto capito. Molte volte infatti sono proprio i credenti ad opporre le più classiche delle obiezioni: “Ma a cosa serve che ci siano delle persone che vivano in clausura? Qual è la loro utilità? C’è un mondo fuori che è attaccato da molti mali e povertà; perché queste persone non si mettono ad aiutare la gente, a servire i poveri!”. E poi l’immancabile e retorico riferimento a Madre Teresa di Calcutta, l’ultima santa del ventesimo secolo. Inoltre, guardando il Vangelo non sembra affatto che Gesù abbia invitato i suoi discepoli a vivere da eremiti, anzi uno dei suoi messaggi principali riguarda proprio la spinta ad evangelizzare le nazioni. Però c’è un piccolo episodio evangelico che i difensori della clausura citano spesso: un giorno Cristo per riposarsi andò a Betania a casa dei suoi amici, Lazzaro con le sue due sorelle, Marta e Maria. Mentre Maria restava ad ascoltare gli insegnamenti del Maestro, Marta era tutta indaffarata a preparare il pranzo. Allora Marta chiese a Gesù di rimproverare la sorella pigra. Invece il Maestro lodò Maria, “perché si era scelta la parte migliore”. Certamente la clausura, vista in questa luce, può essere considerata una forma di vita spirituale che dà il primato soprattutto alla preghiera. Del resto anche i Vangeli si compiacciono spesso di evidenziare l’immagine di Gesù che prega, tanto che considerando bene i tempi dei racconti sacri, sembrerebbe quasi che Cristo sia venuto sulla terra principalmente per pregare. Ciò non toglie l’idea di stranezza, se non quando di insensatezza, che si ha nei confronti di una scelta così estrema. Eppure le monache non pensano di essere inutili al mondo e portano dentro i loro monasteri le preoccupazioni più pressanti della nostra società, credendo che solo la preghiera potrà risolvere qualcosa. Forse è soltanto un riconoscere in maniera rassegnata la sconfitta di fronte ad una società che sta uccidendo i valori, o forse questa è vera fede. Francesco d’Assisi la pensava così: mentre il suo ordine maschile andava in giro a predicare, stabilì che l’ordine femminile fondato insieme a Santa Chiara (da qui il nome di clarisse) stesse in preghiera per sostenere spiritualmente l’opera dei frati. La pensava così anche Giovanni Paolo II: paradossalmente possiamo affermare, il Papa nominò protettrice delle missioni Santa Teresa del Bambin Gesù, una giovane che nella sua vita non era mai uscita dal suo convento, ma che votò la sua esistenza a pregare per i missionari. In ogni caso è naturale che resti un po’ di scetticismo davanti a queste ergastolane volontarie. Però magari, considerando le poche cose che oggi riescono dritte, ti viene da pensare insieme alle parole di “Ciao Ragazzi” di Celentano, “…che nel mondo c’è chi prega per voi, non piangete perché c’è chi veglia su di voi…”.
Maurizio Colucci
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