Visualizzazione post con etichetta area spiritualità. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta area spiritualità. Mostra tutti i post

venerdì 16 marzo 2012

Dio e la Guerra: un rapporto inventato dalla storia

La Bibbia, il Corano e la Guerra Santa di Bin Laden


Uccidere in nome di Dio, una cosa illogica per la nostra civiltà occidentale. Eppure non è stato sempre così. Dio e la guerra sono andati molte volte a braccetto, anche se certamente il Signore da lassù non ha mai approvato questa accoppiata. Nella Bibbia ci sono delle pagine che potrebbero risultare a dir poco “scandalose” per orecchie abituate a sentire il messaggio di perdono e di pace di Cristo. Eppure buona parte dell’Antico Testamento è occupato da guerre e devastazioni. Come poteva permettere il Signore, lo stesso Dio di Gesù, che un popolo sterminasse un altro popolo? Questo mistero fa parte della pedagogia della Storia della Salvezza. È come se Dio si adattasse alla mentalità del tempo, segue il popolo d'Israele nelle sue vicende, lo porta pian piano fino alla piena rivelazione, che avverrà soltanto nel Vangelo. Duemila anni prima di Cristo gli Ebrei non avrebbero compreso il messaggio del perdono e dell’amare i nemici, e quindi la Sacra Scrittura si estende in una rivelazione progressiva. Nel Nuovo Testamento infatti non troviamo nessuna menzione di guerre, tranne quelle celesti nell’Apocalisse, combattute da San Michele contro Satana. L’annuncio cristiano è senza ombra di dubbio una parola di pace, di misericordia, di non violenza, per dirlo con i termini contemporanei. Purtroppo però la Chiesa nei secoli ha tollerato, e in certi casi addirittura promosso, l’uso della violenza per questioni religiose. Gli eretici venivano impiccati o bruciati, le streghe idem arrostite, Ebrei e Mussulmani subivano torture. Non bisogna negare comunque che ciò talvolta faceva molto comodo ai governi europei, sempre pronti per reprimere le frange ribelli della popolazione a trovare la scusa dell’eresia o della stregoneria. Guardando altri testi sacri, possiamo affermare che il Corano ammette la violenza soltanto in caso di autodifesa. Anche qui  però la storia ha preso un altro corso. Mischiando insieme religione e mire espansionistiche, i Califfi muovevano guerra ai regni cristiani, certamente più per ragioni di potere che di fede. Ma per armare un esercito di povera gente, si sa bene, bisogna dargli delle motivazioni profonde, capaci di toccare l’intimo; e cosa c’è di meglio a questo scopo della religione? In questi ultimi tempi sembriamo appunto ripiombati nel Medioevo: di là Bin Laden che chiede la sollevazione islamica in nome di Allah (e non in nome dei suoi interessi economici, riguardanti i pozzi petroliferi dell’Arabia); dall’altro gli occidentali che chiedono a Dio come mai non interviene, come mai lascia che questi fanatici ci facciano del male così liberamente. Lo ribadiamo: Dio rispetta così tanto l’uomo, ogni uomo, e non intacca la sua libertà, anche quando questa può causare del male. Riguardo al perché permetta tutto questo, posso dire soltanto che sarà la prima domanda che gli farò quando lo incontrerò lassù.



Maurizio Colucci 

mercoledì 22 febbraio 2012

Viaggio nell’Esoterismo, da Hitler ai maghi televisivi

Oltre il 30% gli Italiani che si dedicano a pratiche occulte


Si sa, in estate, con l’assenza della politica, la stampa ha poco materiale sotto mano. Allora si ricorre al classico espediente dei sondaggi. La percentuale d’Italiani che usano l’informatica, la percentuale che va al mare e l’altra in montagna, fino alle cose più strane come la percentuale di chi si accosta a pratiche esoteriche (a quanto pare oltre il 30 %). Del resto è ormai stato accertato, anche il buon Hitler era fervido amante dell’occultismo. Era infatti uno dei migliori allievi di Aleister Crowley, il teorico del satanismo moderno. Il Führer amava dedicarsi alle sedute spiritiche, e persino la sua persecuzione contro gli Ebrei ha delle radici nelle suoi riti esoterici. Egli si definiva appunto erede dell’antico Ordine dei Templari (dedito tra l’altro ad arginare la “minaccia giudaica”), inizialmente obbediente alla Chiesa, ma poi sciolto per alcune simpatie ereticali e finito per diventare molto simile ad una setta. Sempre riguardo ad Hitler, bisogna ricordare che la svastica è senza dubbio un simbolo legato all’occultismo. Ma il termine esoterico di per se stesso intende una dottrina o dei riti che devono restare segreti, di conoscenza solo degli adepti. È diventato poi nel tempo sinonimo di occultismo, proprio perché soltanto le sette di matrice satanica, magica o semplicemente ereticale possedevano delle dottrine e dei riti segreti, mentre le religioni universali operano, diciamo così, alla luce del sole. Il boom dell’esoterismo quindi è un fenomeno da tenere d’occhio. Molti sociologi concordano sul fatto che la crisi dei valori e delle grandi ideologie nella società occidentale ha provocato inizialmente una caduta nel materialismo e nel consumismo più sfrenato, ma poi ha alimentato una nuova ricerca del sacro, attraverso però vie non tradizionali. Ed ecco fiorire in ogni tv privata un presunto veggente o sensitivo, con accanto qualche vip a fare da testimonial. Nei salotti televisivi delle emittenti nazionali i medium ormai hanno un posto d’eccezione, fornitogli a quanto sembra dai dati dell’auditel. Un mondo sommerso, difficile da catalogare, che potremmo dividere in alcuni filoni. Ci sono i satanisti propriamente detti; poi vengono le sette esoteriche, molte di matrice orientale, altre di origine cristiana, alcune salite agli onori della cronaca grazie ai suicidi di massa. C’è inoltre il vasto campo della magia: quella nera che si dedica alle fatture di morte o in ogni caso a fare del male; quella rossa di natura sessuale, che utilizza i flussi organici; quella bianca che serve per “lavoro, fortuna e amore”, come recitano alcuni spot televisivi. L’ultima frontiera è il veggente privato: politici e manager che si affidano ai consigli di un medium, per riuscire al meglio nella loro attività. Chissà se in cambio chiederà loro qualche posto di lavoro per i propri figli!

Maurizio Colucci

giovedì 19 gennaio 2012

Anno 2000, ritorna la paura del diavolo

La pratica dell’esorcismo ,tra fenomeni paranormali e malattie psichiche


Esorcismo, una parola che fa paura ai più, forse per via del famoso film degli anni settanta, appunto “L’Esorcista”, che riprendeva scene raccapriccianti, raccontando la lotta tra un sacerdote e Satana. Ma che cos’è veramente l’esorcismo? Secondo la dottrina della Chiesa è una semplice preghiera per liberare la persona dagli influssi diabolici; niente d’eccezionale insomma. Anche Gesù fu un esorcista, forse uno dei più grandi della storia. Se si togliessero dai Vangeli le pagine nelle quali si narra una liberazione dal demonio compiuta da Cristo, dei libri sacri resterebbe ben poco. Quindi la Chiesa basa la pratica dell’esorcismo proprio rifacendosi al suo Fondatore. Il presupposto di ciò sta nel credo nell’esistenza di spiriti angelici, colpevoli in un tempo antecedente la creazione di essersi ribellati a Dio, e dei quali il capo è Lucifero, l’Arcangelo più bello. Per un mistero divino questi spiriti maligni hanno il permesso di disturbare l’uomo, di vessarlo e talvolta di possederlo interamente. Proprio per tale motivo sin dalle origini della Chiesa esistevano degli incaricati addetti all’esorcistato, un ministero che fino al Concilio Vaticano II veniva assunto prima dell’ordinazione da tutti coloro che sarebbero diventati sacerdoti. Nella prassi attuale gli esorcisti sono i preti che hanno uno speciale mandato dal vescovo locale. Dunque Satana è tra noi e chiunque quindi improvvisamente può vomitare verde, proferire bestemmie, bruciare al contatto con l’acqua benedetta e tutti quegli altri fenomeni da film horror?

Anche in questo caso non c’è da allarmarsi. Afferma diverse volte nei suoi testi don Gabriele Amort, noto esorcista della diocesi di Roma ed una delle massime autorità nel settore, che i casi di possessione sono veramente rari, “una proporzione più bassa di quattro su mille di coloro che si rivolgono all’esorcista”. D’altra parte, c’è chi da miscredente cataloga tutto come manifestazioni psichiche alterate. Anche questo può essere vero e infatti lo stesso esorcista romano attesta che spesso si ritrova davanti soggetti psicolabili al posto di anime possedute da Satana, e proprio lui ultimamente si avvale della collaborazione continua di psicologi e psichiatri. Dunque, tornando alla nostra domanda iniziale, in che cosa consiste realmente l’esorcismo? Il sacerdote incaricato possiede un rituale di preghiere ben definito, compilato da un’apposita commissione pontificia. Quando si trova in presenza di un ossesso, soltanto la recita delle formule può provocare nella persona interessata inspiegabili fenomeni soprannaturali, come la materializzazione di oggetti, l’avversione al sacro, il cambio repentino del timbro della voce dal femminile al maschile e viceversa, la conoscenza di fatti occulti o addirittura di lingue straniere finora mai parlate. “Tutto vero”, affermano i credenti; “una mediocre messinscena, perché Satana non esiste”, ribattono i non credenti. E nel frattempo ogni nuovo film dell’orrore risulta record d’incassi.



Maurizio Colucci 

lunedì 2 gennaio 2012

Diaconi, quasi preti o cosa?

Tutte le domande intorno ad una figura di cui si sa molto poco


Chi partecipa alla messa domenicale da un po’ di tempo avrà notato che sull’altare, accanto al sacerdote, è presente una figura nuova, alla quale non siamo abituati: il diacono, questo illustre sconosciuto, potremmo affermare. È facilmente riconoscibile perché i paramenti liturgici che veste sono diversi da quelli del sacerdote. La stola, ad esempio, non è indossata sulle spalle come siamo soliti vedere, ma obliquamente, simile alla fascia dei sindaci. Per la maggior parte dei praticanti i diaconi sono come dei “mezzi preti”, dei quasi parroci, dei sacerdoti che possono avere la moglie. Tale concezione è basata su idee superficiali, che poco colgono la novità apportata dal Concilio Vaticano II con la valorizzazione del diaconato permanente. L’istituzione dei diaconi ha origine nella Sacra Scrittura. Furono gli Apostoli a scegliere sette uomini, che si occupassero delle mense dei poveri e delle vedove, in modo che gli stessi Apostoli potessero meglio dedicarsi alla predicazione. Quindi i diaconi erano uomini che svolgevano un servizio di carità all’interno della prima comunità cristiana, ma li troviamo, sempre nella Bibbia, intenti anche a evangelizzare e compiere prodigi. Santo Stefano, il primo martire, era proprio un diacono, ucciso perché convertiva molte persone con la sua sapienza. In seguito quella del diacono divenne una figura istituzionale nella chiesa primitiva, tanto che l’apostolo Paolo dà ad essi molte raccomandazioni nelle sue lettere. Mentre il presbitero presiedeva in città la comunità cristiana, il diacono era incaricato della “implatatio ecclesiae”, cioè di fondare nuove comunità nelle zone più irraggiungibili. Proprio per questo nei primi secoli spesso i papi venivano scelti tra i diaconi, per il fatto che erano maggiormente conosciuti ai più.  Conclusa la fase primitiva, nei secoli successivi la figura del diacono ha perso un po’ di valore a favore della figura del sacerdote. Così nel tempo il diaconato è diventato semplicemente un gradino al di sotto, prima di conseguire il sacerdozio. Come dicevano sopra, il Concilio ha rivalorizzato l’istituzione dei diaconi permanenti, chiarendo la teologia del sacramento dell’Ordine. Secondo la dottrina della Chiesa tale sacramento ha tre gradi: diaconato, presbiterato, episcopato; dunque i diaconi fanno parte a tutti gli effetti dell’ordine sacro, sottomessi insieme ai sacerdoti all’autorità del vescovo. Essi possono battezzare, amministrare la comunione, unire in matrimonio, benedire persone e oggetti, presiedere liturgie. Non possono consacrare, dire messa, confessare, amministrare l’unzione degli infermi, compiti spettanti solo al sacerdote e al vescovo. Ma il fattore liturgico è solo un aspetto marginale del diaconato. L’idea è quella di una chiesa formata da tante braccia, come nell’antichità. Il sacerdote è colui che amministra i sacramenti, funge da guida spirituale, mentre il diacono dovrebbe occuparsi di tutti i compiti riguardanti i servizi di carità, dall’amministrazione economica della parrocchia all’organizzazione delle varie attività, e specialmente ai compiti di evangelizzazione sul territorio; quasi come un raccordo tra la Chiesa e il mondo contemporaneo. Proprio per questo la Chiesa non impone ai diaconi permanenti l’obbligo del celibato (anche se non possono sposarsi più di una volta), perché anche la loro esperienza personale e professionale sia una talento da mettere a frutto per la diffusione del Vangelo. Quindi, non mezzi preti, ma uomini consacrati per portare Cristo tra la gente.

Maurizio Colucci    

sabato 26 novembre 2011

Il Paradiso, luogo dell’eterna felicità

Considerazioni e curiosità sul nostro destino ultraterreno


Chi siamo? Da dove veniamo? Dove andiamo? Sono queste le tre domande esistenziali che ognuno di noi si è posto almeno una volta nella vita. La prima domanda di solito la schiviamo abilmente. Alla seconda non rispondiamo più, visto che l’importante è esserci e sembra superfluo sapere da dove proveniamo. Sulla terza domanda resta invece un’inguaribile curiosità.

Cosa c’è dopo la morte, esiste veramente il Paradiso? Ci sono altre alternative? Battisti avrebbe risposto semplicemente “lo scopriremo solo vivendo”. Vogliamo dunque iniziare un breve viaggio nell’al di là, un giro turistico nell’Altro Mondo, per saperne di più e magari non farci trovare impreparati quando arriverà il momento. Oggi è la volta del Paradiso, il Regno del Bene, il luogo di beatitudine. Ma chi ha “inventato” il Paradiso? Certamente non è stato Dante, state tranquilli che esisteva già da prima. Anche se per gli Ebrei l’unica realtà ultraterrena consisteva nello Sheol, gli Inferi, un luogo dove le anime sia buone che cattive, giungevano alla fine della vita, e nel quale non godevano la visione di Dio. Nel Giudaismo però a poco a poco si formulò la dottrina della distinzione dei destini ultraterreni: si pensava infatti che all’interno dello stesso Sheol esistessero due destinazioni, una di tormento per i malvagi e una di quiete, pur senza godere la visione di Dio, per i giusti. A questa concezione si collegava la dottrina di Cristo, che predicava apertamente l’esistenza del “Regno dei Cieli”, un luogo in cui i suoi discepoli avrebbero goduto la beatitudine eterna con la chiara comprensione di Dio. Si può ben dire che una delle grandi novità della predicazione di Gesù rispetto all’Ebraismo consiste proprio in questo, nell’avere annunciato la promessa del Paradiso. Ma nella dottrina cristiana resta poco spazio per la curiosità: non c’è dato sapere dove si trovi questo Regno dei Cieli, né vengono descritte le caratteristiche di questo Paradiso. Quindi niente nuvolette, angeli biondi, né tantomeno tazzine di caffè espresso molto reclamizzato recentemente. La Sacra Scrittura afferma soltanto che “saremo simili a Dio, perché lo vedremo così come Egli è”. Per i cristiani dunque il Paradiso è sostanzialmente vedere Dio, essere in Dio, il resto è secondario.

Un po’ diversa la prospettiva dell’Islam. Maometto per invogliare i suoi a restare fedeli descrisse nel Corano un Paradiso tutt’altro che spirituale, utilizzando al massimo lo stile iperbolico degli orientali. L’al di là mussulmano è una sorta di terra dell’opulenza, dove ogni uomo potrà soddisfare i suoi desideri, avere più donne possibili e stare in mezzo a tante fantasmagorie, come angeli dalle dimensioni titaniche. Non meno fantasia mostra il variegato mondo delle sette e dei nuovi culti. I Testimoni di Geova ad esempio predicano un paradiso, per così dire, leggermente ristretto. Infatti coloro che potranno avere accesso al Regno celeste sono solamente 144.000 (non sappiamo se ci sono i posti numerati). Questo sarebbe il numero degli eletti, secondo un’interpretazione letterale dell’Apocalisse. Per gli altri giusti in soprannumero Dio provvederà a trasformare alla fine dei tempi questo mondo in una terra da depliant da viaggio esotico. Rimane sempre comunque la dottrina televisiva: la nuova religione della pubblicità a lungo andare riuscirà a convincere qualcuno che le buone azioni non servono tanto ad incontrare Dio dopo la morte, ma piuttosto ad avere un buon caffè al momento giusto.



Maurizio Colucci   

domenica 6 novembre 2011

La potenza guaritrice della preghiera

Secondo molti studiosi la fede aiuterebbe a guarire più facilmente


Gli Stati Uniti, si sa, sono la patria delle statistiche. È ormai quasi una moda indagare su tutto, quantificare ogni fenomeno e farlo diventare così banalmente calcolato. Anche le manifestazioni spirituali sono state analizzate con scrupolosità, in particolare il rapporto tra fede e salute.

Diverse volte sono stati studiati dei campioni e sempre si è ottenuto lo stesso risultato: oltre l’ottanta per cento di coloro che praticavano la preghiera riuscivano a vincere meglio le malattie, in particolare il tumore. Di conseguenza è sorta un’ulteriore statistica legata alla durata della vita. Pure in questo caso si è potuto evidenziare che coloro che professavano una fede vivevano di più dei miscredenti. Nonostante ciò, il fenomeno resta del tutto da studiare per la nostra scienza. In effetti le statistiche condotte sono prive di ogni pregiudizio ideologico e sono state condotte con scrupolosità scientifica. Si è potuta quindi sottolineare una connessione tra la religione e i miglioramenti negli stati di salute, ma ancora non si capisce il perché. Forse tutto il segreto sta come al solito nella psiche umana, che è capace di suggestionarsi, di “autoguarirsi”. Anche se fosse una semplice suggestione, ben venga. C’è chi dice inoltre che ancora oggi non siamo in grado di conoscere le capacità immense del nostro organismo. L’ipotesi è che la preghiera o in generale l’ottimismo prodotto dalla fede mettano in moto nella mente dei meccanismi di guarigione, ignoti alla scienza contemporanea. È questa per molti la spiegazione riguardante i miracoli attribuiti ai beati e ai santi, come le regressioni improvvise dei cancri. E quando il miracolo è sotto lo sguardo di tutti, dove bisogna trovare il fondamento scientifico? Molti ricordano ancora il prodigio avvenuto a Lourdes negli anni cinquanta, quando una donna che zoppicava perché aveva gli arti di dimensioni diverse, uscì dalla piscina miracolosa con una gamba più lunga di dieci centimetri. Qui il discorso si complica e anche la scienza deve abbassare un po’ le sue armi. Perché se bastasse soltanto convincere una persona di essere guarita per farla guarire realmente sarebbe un gioco troppo semplice. E poi quale malato non ha già in se stesso un fortissimo desiderio di ottenere pienamente la salute? Dunque, certamente non tutte le guarigioni attribuite alla preghiera sono da ascrivere alla potenza della fede, ma neanche tutte le guarigioni che sembrano essere frutto della suggestione possono essere spiegate scientificamente. Resta il fatto che molte volte l’uomo soltanto quando si trova nella malattia si ricorda di Dio, e magari la preghiera appare l’unico conforto che nemmeno il più bravo psicologo saprebbe dare.

Maurizio Colucci 

giovedì 27 ottobre 2011

Dimagrire per andare in Paradiso

Una nuova setta in America mischia dieta e religione


Che gli Stati Uniti siano la patria delle nuove religioni è ormai assodato. Certamente in questo mare magnum molte proposte suonano alle nostre orecchie come stranezze, le classiche “americanate”. Come quando fondarono il tempio di Elvis, con tanto di sacerdoti e riti di culto. Recentemente è venuta fuori una nuova offerta “mistica”, una nuova setta che cavalca le mode del momento per fare numerosi adepti. Artefice è una dietologa, Gwen Shamblin, fondatrice della “Weight Down”, un’azienda a conduzione familiare che s’impegna in corsi per dimagrire e in vendita di libri e video sull’argomento. Ma la Shamblin non era contenta della sua avviata attività economica ed allora ha fondato Remnant, una vera e propria chiesa, dove la dieta viene fusa con il cristianesimo. La “sacerdotessa” ha scritto persino dei libri, nei quali espone la sua particolarissima esegesi delle Sacre Scritture. In sintesi le sue idee riaffermano il vecchio proverbio latino “mens sana in corpore sano”. Praticamente un corpo in forma, snello e senza grasso, sarebbe il segno della benedizione divina. Il tutto in barba ai nostri monsignori, che spesso appaiono appesantiti da diete disordinate e dal poco movimento. Indubbiamente c’è sotto anche un piccolo impero economico, che si basa anche sulle offerte dei “fedeli”. Inizialmente l’operato della setta era stato accolto bene dai Protestanti americani, nell’ambito dei quali il nuovo culto si colloca, specialmente per la sua accanita avversione al cattolicesimo. Ma dopo alcune interviste della Shamblin, essi hanno preso ufficialmente le distanze da Remnant. La spaccatura è stata creata dall’interpretazione non ortodossa della dietologa riguardo al dogma della Trinità. E inoltre, come avviene in ogni setta, ci sono le denunce di alcuni adepti che dichiarano di essere stati plagiati e di essere stati costretti ad abbandonare il proprio lavoro. La Shamblin non sembra curarsi molto di questi eventi, tanto che ha fondato una sua casa editrice per pubblicarsi da sola il suo best seller, la sua bibbia, “The Weigh Down Weight”. Meglio abbuffarsi quindi, prima che questa setta approdi in Europa. Chissà quanti adepti potrà adescare in questi tempi di dubbio alimentare, tra mucche pazze, polli alla diossina e pesce al mercurio.



Maurizio Colucci

sabato 15 ottobre 2011

I riti satanici: un’eterna parodia

Le messe nere, tra sangue di polli e sacrifici umani


Quello del satanismo è un mondo alla rovescia. Non ha una sua specificità originale, ma basa la sua dottrina e i suoi riti sovvertendo la prassi cristiana e più propriamente cattolica. Il satanismo praticamente si esprime quasi sempre come una parodia, un inversione del senso del culto cattolico. Ed ecco che la Messa, il rito della Chiesa per eccellenza, diventa “nera”. Tutta la liturgia della luce, su cui s’impianta la dottrina pasquale e della risurrezione, diventa una mistica del buio, dell’oscuro, del mistero. Il satanismo ricalca addirittura la divisione ministeriale e gerarchica della Chiesa, con tanto di preti e arcipreti satanici. I simboli del culto luciferino sono molti, quasi tutti segni che invertono il significato originale cristiano. Il più importante è la “croce rovesciata”, che non manca mai su gli altari satanici. Un altro simbolo è il triangolo con la punta superiore rivolta verso il basso. Anche qui il senso è chiaro: nella tradizione cristiana il triangolo è simbolo di Dio e della Trinità, i satanisti invece attribuiscono a Lucifero, il “Dio del mondo di sotto”, i poteri tipici della divinità. Anche le modalità di culto in generale hanno valore di parodia. Infatti, uno degli elementi più utilizzati è il sangue, da quello di animali (polli e gatti) a quello umano, incluso il sangue mestruale. Pure qui è chiaro il richiamo ai riti cattolici, basati sul valore salvifico del sangue di Cristo. Purtroppo talvolta i riti satanici cadono nell’illegalità. Innanzitutto, la profanazione di tombe e l’uso delle ossa dei morti. Certamente anche il maltrattamento di animali risulta come un reato. Il peggio è quando si arriva al sacrificio umano. La suora uccisa in provincia di Sondrio rientrava in questa categoria. A prima vista l’omicidio poteva sembrare simile a qualsiasi delitto di follia. In verità rispondeva ad un preciso rituale: l’omicidio è stato commesso il sei giugno, che scritto a numeri corrisponde a “6/6”, numero propriamente satanico. Pure la quantità di coltellate (18) era altamente simbolica, nonostante sia stato commesso un errore. Infatti, la religiosa è morta a seguito di 19 pugnalate, ma le stesse assassine hanno dichiarato che ognuna di loro doveva sferrare sei colpi (6+6+6, il numero della Bestia nell’Apocalisse).  Proprio quell’errore di un’unità, secondo le tre ragazze, ha causato la scoperta dell’omicidio, perché l’offerta a Satana risultava imperfetta. Un’altra tipologia dei riti luciferini è l’uso esagerato della sessualità. Le messe nere si concludono quasi sempre con rapporti sessuali promiscui tra gli adepti. Pure in questo caso riscontriamo una presa in giro della morale cattolica, anche se si può evidenziare un richiamo ai culti pagani, in particolare i Baccanali, dove la componente sessuale giocava la parte principale nelle liturgie. Spesso, la rete dei satanisti s’ingrossa proprio per questo motivo, perché le serate luciferine garantiscono una dose di trasgressione sicuramente maggiore rispetto agli ormai noiosi club privèe.

Maurizio Colucci   

martedì 11 ottobre 2011

una vita di preghiera per salvare il mondo: fede o follia?

Le ergastolane di Dio



Vivono chiuse tra quattro mura, relegate a vita per loro stessa volontà, lontano dal mondo e dai suoi rumori, ma anche dalle sue gioie più banali. Stiamo parlando delle suore di clausura, migliaia di religiose che hanno scelto di seguire Cristo in questa forma particolare. Una volta mandavano nei monasteri solo le brutte o coloro che non riuscivano ad avere marito. Oggi invece, se ci si reca ad Alcamo, trovi un convento di suore, tutte giovani e laureate, che stampano depliant colorati per pubblicizzare la loro vocazione. Veramente il fenomeno riguarda anche una buona parte di uomini consacrati che in diversi ordini vivono la stretta clausura, anzi la stessa idea di clausura sembra essere nata proprio dai monaci orientali. Ricordo ancora quando a undici anni mio padre portò la famiglia a fare una bella gita a Serra San Bruno in Calabria. Il programma della giornata prevedeva anche la visita al monastero dei certosini. Con mia grande meraviglia, mia madre fu fermata all’entrata del convento, perché non era consentita la visita guidata alle donne. Certo è che la clausura è una scelta difficile da comprendere nella società attuale, e spesso anche tra i cattolici il fenomeno non è del tutto capito.  Molte volte infatti sono proprio i credenti ad opporre le più classiche delle obiezioni: “Ma a cosa serve che ci siano delle persone che vivano in clausura? Qual è la loro utilità? C’è un mondo fuori che è attaccato da molti mali e povertà; perché queste persone non si mettono ad aiutare la gente, a servire i poveri!”. E poi l’immancabile e retorico riferimento a Madre Teresa di Calcutta, l’ultima santa del ventesimo secolo. Inoltre, guardando il Vangelo non sembra affatto che Gesù abbia invitato i suoi discepoli a vivere da eremiti, anzi uno dei suoi messaggi principali riguarda proprio la spinta ad evangelizzare le nazioni. Però c’è un piccolo episodio evangelico che i difensori della clausura citano spesso: un giorno Cristo per riposarsi andò a Betania a casa dei suoi amici, Lazzaro con le sue due sorelle, Marta e Maria. Mentre Maria restava ad ascoltare gli insegnamenti del Maestro, Marta era tutta indaffarata a preparare il pranzo. Allora Marta chiese a Gesù di rimproverare la sorella pigra. Invece il Maestro lodò Maria, “perché si era scelta la parte migliore”. Certamente la clausura, vista in questa luce, può essere considerata una forma di vita spirituale che dà il primato soprattutto alla preghiera. Del resto anche i Vangeli si compiacciono spesso di evidenziare l’immagine di Gesù che prega, tanto che considerando bene i tempi dei racconti sacri, sembrerebbe quasi che Cristo sia venuto sulla terra principalmente per pregare. Ciò non toglie l’idea di stranezza, se non quando di insensatezza, che si ha nei confronti di una scelta così estrema. Eppure le monache non pensano di essere inutili al mondo e portano dentro i loro monasteri le preoccupazioni più pressanti della nostra società, credendo che solo la preghiera potrà risolvere qualcosa. Forse è soltanto un riconoscere in maniera rassegnata la sconfitta di fronte ad una società che sta uccidendo i valori, o forse questa è vera fede. Francesco d’Assisi la pensava così: mentre il suo ordine maschile andava in giro a predicare, stabilì che l’ordine femminile fondato insieme a Santa Chiara (da qui il nome di clarisse) stesse in preghiera per sostenere spiritualmente l’opera dei frati. La pensava così anche Giovanni Paolo II: paradossalmente possiamo affermare, il Papa nominò protettrice delle missioni Santa Teresa del Bambin Gesù, una giovane che nella sua vita non era mai uscita dal suo convento, ma che votò la sua esistenza a pregare per i missionari. In ogni caso è naturale che resti un po’ di scetticismo davanti a queste ergastolane volontarie. Però magari, considerando le poche cose che oggi riescono dritte, ti viene da pensare insieme alle parole di “Ciao Ragazzi” di Celentano, “…che nel mondo c’è chi prega per voi, non piangete perché c’è chi veglia su di voi…”.



Maurizio Colucci   

sabato 8 ottobre 2011

Nel 2000 meno battesimi di neonati

Un sacramento che molti preferiscono celebrare da adulti


In una delle recenti statistiche, più o meno attendibili, si notava un calo dei battezzati in Italia. Mentre in passato battezzare il figlio secondo il rito cattolico era una prassi pressoché comune, sia ai credenti, sia ai “tiepidi” che ai non  credenti, attualmente sembra che non si avverta più questa esigenza. Una volta il registro parrocchiale era più esatto dell’anagrafe, perché erano rarissimi i neonati che non venivano battezzati. Esistono casi documentati dai quali risulta che qualcuno è stato paradossalmente battezzato prima di essere nato. Questo perché la premura dei nostri nonni era rivolta soprattutto alla chiesa, per mettere il piccolo “in grazia di Dio”, come si usava dire, e soltanto dopo qualche giorno i neonati venivano registrati all’anagrafe comunale.

Ma quali sono le cause di questa disaffezione al battesimo?

La prima a quanto pare è una questione di coerenza: se una persona si professa non credente è da ipocriti condurre il figlio in Chiesa per iniziarlo ad una fede che non si vive in quella famiglia. È la stessa motivazione che porta molte coppie a rifiutare il rito del matrimonio religioso.

La seconda problematica riguarda la natura stessa del Battesimo. Molte persone infatti affermano che sarebbe errato imporre una fede ad un individuo incosciente come un neonato. Secondo questi la scelta della fede dovrebbe essere libera e consapevole e deve essere fatta in età adulta. Questo dubbio attanaglia anche molti credenti. In effetti la questione non è molto recente e già diversi secoli addietro, al tempo della Riforma Protestante, era sorto il problema. Non furono tanto i Luterani a suscitare la polemica, ma piuttosto frange estreme del protestantesimo. Nacque perfino un movimento basato sul rifiuto del battesimo da piccoli, che prese il nome di “anabattisti”, che in poche parole significa proprio “coloro che rifiutano il battesimo”. In verità questi “eretici” non si opponevano al battesimo in quanto tale ma combattevano il tradizionalismo cattolico. Per la Chiesa Cattolica infatti basta l’impegno dei genitori e dei padrini, in modo tale che venga garantita l’educazione alla fede del neonato. Quest’affermazione teorica spesso viene tradita nella pratica. Dopo l’altro tradizionale appuntamento religioso della prima comunione molti bambini scompaiono dalle parrocchie. Si evidenziano inoltre nuove problematiche morali, come quando a richiedere il battesimo sono genitori divorziati o conviventi, tutte unioni condannate dalla Chiesa. Come può essere garantita l’educazione cattolica da genitori che ne hanno tradito i comandamenti? Il dibattito resta aperto anche all’interno della gerarchia ecclesiastica, tanto che a tutt’oggi non esiste una posizione ufficiale, ma tutto viene lasciato alla discrezione dei parroci e dei vescovi. Del resto un’altra statistica afferma che nella Chiesa sono in aumento i battesimi da adulti. Le gerarchie non sembrano affatto preoccupate del calo d’interesse nei confronti del più importante dei sacramenti, tanto a che giova avere un registro parrocchiale pieno di nomi e poi vedere i banchi della chiesa deserti? Meglio forse una truppa di credenti esile, ma più convinta e agguerrita. Chi ne farà le spese in verità saranno i produttori di confetti, i ristoratori, i venditori di bomboniere e di tutte quelle cianfrusaglie con le quali la religione del consumismo ha annebbiato ogni senso del sacro nell’uomo di oggi.



Maurizio Colucci