venerdì 11 aprile 2025

I Diari della spesa (puntata n 6)

Puntata n 6La ribellione dei gelati 

Riassunto delle puntate precedenti: io e mia moglie siamo andati al supermercato per la spesa; dopo qualche fatica siamo riusciti a posteggiare. Digressione sul magnesio bisglicinato e altri prodotti per la salute. Acquistiamo il salmone, ma rigorosamente sockeye. Mi avvicino poi al reparto merendine e biscotti, mi sequestra ciò che ho acquistato perché non conforme ai suoi canoni salutisti, soffro…

Vi ho raccontato dello scontro decisivo davanti al reparto biscotti e merendine. Prima di proseguire è necessaria una digressione: c’è infatti una versione estiva di tale scontro, non più in zona biscotti, ma davanti al banco dei surgelati. Perché in estate l’acquisto di biscotti diminuisce, ma aumenta proporzionalmente quello di gelati!

Io ogni volta mi soffermo, mi lascio incantare dalle confezioni colorate, guardo le novità, seleziono con cura le marche, perché certe aziende producono un tipo di gelato meglio degli altri, mentre per un altro tipo bisogna scegliere dei produttori diversi. Cornetti, cremini, gelato biscotto, versione mini, versione maxi, con la panna, affogati al cioccolato, affogati alla nocciola, affogati in un mondo dolce e disperato, con le mandorle californiane, con le noci australiane, con i pistacchi di Bronte (ma quanto è grande Bronte?!? Tonnellate e tonnellate di pistacchi in tutto il mondo…), e le gocciole gelato e i baci perugina gelato e i ferrero rochè gelato e la nutella gelato, con cuore fondente, con cuore di panna, con cuore di caramello, insomma, sono uno sperimentatore, un esploratore, un uomo in lotta contro forze avverse e sovrastanti, che vogliono impedirmi di riempire il freezer di tutte queste leccornie. 

Chi viene a casa mia, infatti, durante i mesi estivi, aprendo il congelatore troverà una grande varietà di gelati, per tutti i palati, per tutti i gusti e per ogni occasione. Vuoi fare merenda? Prendi il biscottone con la panna in mezzo. Vuoi rinfrescarti di sera? Un bel cornetto prima di andare al letto, delizioso con la sua granella di nocciole sopra. Hai fatto un pranzo troppo abbondante? Rinfrescati con una piccola bomboniera per accompagnare il caffè. Ho cercato di analizzare questa mia tendenza, che presenta tratti compulsivi, lo ammetto. Forse è un’immagine dell’infanzia, il desiderio di perpetuare la meraviglia del bambino, quel fanciullo goloso nascosto dietro gli occhiali spessi che si fermava a contemplare il cartellone dell’Algida o quello della Sammontana. Chi di noi non ha desiderato avere nella propria casa, o addirittura nella propria cameretta, il bancone dei gelati e sceglierne ogni volta uno diverso? È uno dei ricordi d’infanzia più belli, quel cartellone di metallo con tutte le immagini dei gelati variopinte stampate sopra, e poi ogni tanto lo aggiornavano con “NOVITÀ”, scritto a caratteri cubitali in rosso o in giallo, e poi si trattava di un nuovo prodotto, una specie di piede rosa molliccio, probabilmente con una quantità di zucchero adatta a testare la curva glicemica, coloranti vietati dalle convenzioni internazionali, agenti chimici di dubbia provenienza, allergeni e conservanti radioattivi prodotti a Chernobyl. Come siamo sopravvissuti alla nostra infanzia resta un mistero, considerando che quando finivamo con gelati e merendine, andavamo a giocare manipolando il Cristal Ball (sul quale gira voce che abbiano trovato la formula nei laboratori di armi chimiche in Siria). 

Detto tutto ciò, se avete seguito la puntata precedente, comprenderete quanto sia difficile acquistare gelati con mia moglie. Credo che ancora non abbia trovato una confezione, una marca, una tipologia che possa superare il suo rigido esame di controllo. La gente ci vede davanti ai surgelati fare un tiro e molla, io prendo lei riposa, io nascondo sotto le piadine, lei riprende e con gli occhiali, quei terribili occhiali (glieli devo nascondere prima o poi!) passa ai raggi x tutti gli ingredienti, sentenziando: “Al massimo ti puoi prendere la vaschetta al limone! Ha sempre troppo zucchero, ma almeno contiene meno porcherie”. Ogni tanto riesco a spuntarla, facendo appello al caldo, alle quantità ridotte dei gelatini mini, al fatto che ormai li ho tirati fuori dal banco e quindi si stanno scongelando. Oppure nel modo più semplice, quelle poche volte che vado a fare la spesa da solo. Lei però continua con le minacce: “Anche se li compri, io te li butto. Vuoi vedere?”, e devo fare appello al senso cristiano, ai bambini affamati dell’Africa, che non si butta il mangiare (anche se è cancerogeno), che è peccato. Insomma, l’estate è estenuante!

Non li ha mai buttati, nonostante le dure reprimende, però ha usato i suoi poteri extrasensoriali. Dovete sapere che mia moglie possiede delle doti con caratteristiche più o meno soprannaturali, come dire, delle capacità oltre il reale, delle facoltà di un certo tipo, attitudini che si estrinsecano nel piegare gli eventi verso esiti non sempre felici… insomma, porta sfiga! Per capirci, ricordate i rigori della finale Italia – Francia dei Mondiali 2006? Ecco, lei non li ha visti! Per evitare che il suo potere influenzasse negativamente le nostre italiche fortune, l’abbiamo chiusa in cucina e le comunicavamo via via quando l’Italia segnava. Solo dopo il rigore decisivo di Grosso abbiamo lasciato che uscisse dalla cucina. 

Cosa c’entra tutto ciò con i gelatini? L’estate scorsa, a ritorno da un viaggio, apriamo la porta di casa e troviamo il salvavita staccato. Non c’era corrente e da molto tempo, forse più di 24 ore. Ci rivolgiamo verso il frigorifero: tutto da buttare! Il dolore più grande, non solo il mio ma anche dei miei figli, fu aprire il freezer. I gelati! Sofferenza immensa! Tutti i gelati, grandi, piccoli, mignon, medi, il mio bellissimo bancone algida dell’infanzia rinato a casa mia, tutto perduto! E fuori c’erano quasi 40 gradi. Lei? Lei indaffarata a pulire il frigo, un po’ avvilita per le verdure, non ha buttato nemmeno una lacrima per i gelati. Anzi, quasi quasi sorrideva, soddisfatta; aveva avuto la sua vittoria.

“Dove stai andando?”.

“Al supermercato!”, le rispondo.

“Ma siamo appena tornati! Guarda qui quante cose ci sono da fare, non sei stanco?”.

“Ci sono momenti in cui un uomo deve comprendere di che pasta è fatto!”, le rispondo solennemente, come un eroe dei film muscolari americani degli anni ottanta; “Questa volta, no! Non lascerò che mi sovrastino le forse salutiste unite! Esco!”.

Dopo mezz’ora sono tornato con buste piene di confezioni di gelato. I miei figli ancora oggi mi acclamano per questo gesto di ribellione e di forza inaudita! Questa è la mia eredità. Un giorno, ripensando a questo momento scriveranno di queste mie gesta, nelle loro parole assurgerò all’olimpo dei padri supereroi!

(6-continua)

Maurizio Colucci


giovedì 27 marzo 2025

I Diari della spesa (puntata numero 5)

Puntata n 5Lo scontro decisivo 

Riassunto delle puntate precedenti: io e mia moglie siamo andati al supermercato per la spesa; dopo qualche fatica siamo riusciti a posteggiare. Digressione sul magnesio bisglicinato e altri prodotti per la salute. Acquistiamo il salmone, ma rigorosamente sockeye. Mi avvicino poi al reparto merendine e biscotti…

“Cos’è quella schifezza che hai in mano?”.

Un grido mi riporta alla realtà. È lei, pronta per la battaglia decisiva!

“Niente… mancano i biscotti, ne prendo qualche pacco in più”.

“E giusto quelli? Fammi vedere!”, me li strappa di mano, inforca gli occhiali, inizia a leggere gli ingredienti:

“Zucchero!”, urla, “guarda quanto ce n’è!”.

“Ma figurati…”, tento timidamente di obiettare.

Afferra anche l’altro pacco di biscotti, una confezione di un azzurro accesso nella quale risalta un frollino a forma di cuore, tempestato di gocce di cioccolato.

“Ma c’è la farina di tipo 2”, provo una piccola resistenza.

“Stai scherzando, vero?”, il tono è sempre più infervorato e il volume adesso è a prova d’imbarazzo. La gente si gira, i commessi ci guardano, alcuni divertiti, altri straniti, altri ancora ci osservano con commiserazione.

Lei grida e io mi vergogno, non per il biscotto ovviamente, ma per la voce troppo alta.

“Per favore, evitiamo di dare spettacolo! La gente pensa che siamo pazzi, amore…”, e nel frattempo trattengo tra le mie mani i biscotti, devo contrastare.

Con un gesto felino lei riesce a sorprendermi, mi ruba i biscotti con violenza, si dirige con passo marziale e spedito allo scaffale, li lascia lì alla rinfusa e va a prendere un pacco di frollini ai grani antichi, immagino siano grani di quando la Sicilia divenne provincia romana nel terzo secolo avanti Cristo: “Prendi questi, hanno sempre troppo zucchero, ma almeno limitiamo i danni! Quelli lì te li puoi scordare… vuoi morire?”, adesso il dialogo è drammatico, per questioni di sintesi vi dico solo che tocca la diagnosi di diverse malattie, tutte più o meno gravi, da quelle croniche a quelle con esito fatale, con una disanima dettagliata del rapporto causa effetto tra ogni singolo ingrediente del biscotto e la salute personale e pubblica dell’intera nazione. Il tutto condito da un balletto di strattonamenti vari, resistenze, e inviti a parlare piano, ti prego, ma ne mangio solo un paio al giorno, fino al filosofico: “una volta si campa nella vita, magari esco da qua e mi cade una tegola in testa”.

Mi controbatte che il parcheggio del supermercato è immenso e non ci sono tetti spioventi, né tantomeno tegole cadenti.

Lo scontro è ancora in atto, mi sento lo zimbello della spesa, devo trovare un diversivo: “Guarda, quello è il ragazzo di cui ti dicevo, quel commesso, il fidanzato di mia cugina… sei tu giusto?”, mi rivolgo al ragazzo.

Il dialogo con presentazioni reciproche sembra aver calmato la furia della mia consorte; capisco che il ragazzo, che ha assistito a tutta la scena precedente, abbia una curiosità indagatoria nei nostri confronti: in poche parole, credo cerchi di comprendere se la nostra stranezza possa avere qualche genere d’influenza sulla sua fidanzata, nonché mia parente. Si rassicura solo quando gli dico che non ci vediamo spesso con mia cugina, “sai, lei fa parte dei cugini piccoli, quindi i nostri incontri sono rari”. Forse è impressione mia, ma mi sembra che il commesso abbia accennato un sospiro di sollievo.

Sono deluso, sconfitto, amareggiato, senza biscotti. Immagino ora la scena di un film, di quelli natalizi hollywoodiani: una bambina impietosita, mi sorride silenziosa, apre la sua manina e mi dona una confezione piccola di frollini con la nutella. Io, in lacrime la ringrazio, e riprendo a vivere nella speranza di un mondo nuovo rallegrato da tanti carboidrati e grassi idrogenati.

Purtroppo non è così, la visione sparisce: ho seguito mia moglie, trascinando il carrello con la forza d’inerzia, siamo davanti ai legumi, un reparto triste e salutare. A pochi metri, però, c’è un banco frigo con tanti formaggi, di ogni tipo, ricotte, pepati, e più avanti olive, piccanti, infornate, ripiene, e poi salami, pezzi di lardo sotto vuoto, pancetta tesa. Sono sconfitto, ma fra poco mi rialzerò per un’altra battaglia!

(5-continua)

Maurizio Colucci


domenica 16 marzo 2025

I Diari della Spesa (puntata n 4)

Puntata n 4Sommerso da un diluvio di ricordi…e biscotti 

Riassunto delle puntate precedenti: io e mia moglie siamo andati al supermercato per la spesa; dopo qualche fatica siamo riusciti a posteggiare. Digressione sul magnesio bisglicinato e altri prodotti per la salute. Acquistiamo il salmone, ma rigorosamente sockeye.

Dopo aver preso il salmone, lei si dilunga davanti al banco frigo e controlla, spulcia, legge etichette, confronta prodotto su prodotto. Allora io metto in atto la mia tecnica da supermercato, perfezionata negli anni. Parcheggio il carrello in un anfratto abbastanza largo e sufficientemente isolato dal traffico dei corridoi e inizio a svolazzare tra uno scaffale e l’altro velocemente… insomma, velocemente non proprio, diciamo quel tanto che l’età, la stazza e la residua agilità consentano. Mia moglie si arrabbia sempre per questa cosa, dice che fare la spesa con me è caotico, che faccio “il giro” a modo mio, che poi la faccio confondere e le faccio saltare dei reparti. Il problema è che mi annoio a stare fermo lì ad aspettare che lei analizzi uno per uno tutti i prodotti. La motivazione recondita è però un’altra: provo a sfuggire al suo controllo, a mettere nel carrello prodotti disapprovati dal rigido protocollo uxorio, magari li nascondo abilmente nell’insieme, in modo che lei distratta se ne accorga solo al momento di pagare alle casse. Insomma, tenaci e subdoli tentativi di resistenza.

Mentre m’inoltro tra i biscotti, la mia mente diventa bambina, una dolce regressione nei ricordi, come un tocco di memoria proustiana causato dalla vista dei frollini, ciambelline belle rotonde in una confezione simil artigianale. Dissolvenza come al cinema e tuffo nelle rimembranze.

Mi sovviene mio padre con i sacchi della spesa, buste stracolme di roba, chili di biscotti e merendine posati sul tavolo e in un angolo a terra la confezione famiglia di otto litri di latte. Pensate che stia esagerando? Sfamali tu tre figli maschi dai modi animaleschi, con l’aggiunta di una sorellina piccola, la quale, come una novella Mowgli del Libro della Giungla, ha interiorizzato le regole di accaparramento del cibo tipici di un ambiente rude e selvaggio, e quindi anche lei, come i fratelli più grandi, afferra, s’ingozza, sbrana, nasconde vettovaglie, lotta per la sopravvivenza. Inoltre, negli ultimi tempi in cui ero post adolescente signorino si unì al nucleo familiare una zia cieca di 84 anni, una zia di mio padre, che però consumava quantità industriali di latte. Portatemi qui il nutrizionista che afferma che il latte faccia male in età adulta, che non possiamo digerirlo, che dovremmo assumere solo poche quantità nascoste nelle ricette. Gli parlerò della Zia Peppina, che ogni sera cenava con una tazza di latte, piena piena, e biscotti in quantità, da rammollire per bene nell’inzuppo in modo che li potesse masticare senza problemi, a mo’ di pappina per capirci. Il rumore prodotto dal suo simil masticare ancora lo ricordo, non lo posso delineare per iscritto, ma posso dirvi che tutta la casa fino al pianerottolo sapeva che la Zia stava mangiando i suoi biscotti bagnati nel latte, con la sua sinfonia fatta di palato e dentiera. Ecco, cara nutrizionista, la Zia è morta a 89 anni, accompagnando i suoi ultimi giorni sempre con enormi tazzoni di latte.

Cosa c’entra tutto ciò con la spesa? Vado a spiegarmi. A casa mia non potevi dire a mio padre che ti piaceva un tipo di biscotti, una brioscina, uno snack in particolare. Se malauguratamente ti scappava un’affermazione di approvazione della ciambellina X o del tortino Y, dal giorno dopo il mio genitore, solerte, veniva con buste stracariche della suddetta ciambellina, pacchi e pacchi di ciambelline a riempire scaffali della cucina, credenze, cassetti, addirittura si cercava spazio per i biscotti in mezzo alle pentole. Finché arrivava un giorno che non ne potevi più di quel tipo specifico di frollino, odiavi la brioscina mangiata per due mesi di seguito. Ma come fare? Bisognava avere quella abilità particolare di dire a tuo padre che sì, avresti voluto qualcosa di diverso, ma stando attento a non fare apprezzamenti troppo eccessivi a quel qualcosa di diverso. Altrimenti la girandola di acquisti da grossista ricominciava, e ti ritrovavi sommerso dal gorgo dei biscotti di una nuova marca. Quasi mai sono andato a fare la spesa con mio padre, eppure ho impresso dentro di me le sue modalità di comperare a uso collegio. Una volta mia moglie, allora fidanzata, mi chiese un aiuto per la sua famiglia. L’influenza aveva beccato lei e i suoi genitori e nessuno poteva andare al supermercato. La mia ragazza mi chiamò, affidandomi il bancomat di famiglia e dei bigliettini con brevi appunti: salsa di pomodoro, carta igienica, tovaglioli, ecc. Purtroppo non mi aveva specificato le quantità. Tornai a casa sua con buste ricolme di prodotti, uno scontrino della spesa molto esoso, salsa e confezioni di latte per un mese, anche se vivevano solo in tre in casa in quel periodo. Ometto i commenti della mia futura suocera sulla quantità di carta igienica. Risposi soltanto: “E’ sempre utile e poi non scade!”.

La fase amarcord termina, i ricordi davanti ai frollini sfumano, ho in mano una confezione di biscotti con caramello e grosse gocce di cioccolato.

“Cos’è quella schifezza che hai in mano?”.

Un grido mi riporta alla realtà. È lei, pronta per la battaglia decisiva!

(4-continua)

Maurizio Colucci


mercoledì 12 marzo 2025

I Diari della Spesa - Puntata n 3

Puntata n 3 – Per diventare tutti un po’ “sockeye”… 

Riassunto delle puntate precedenti: io e mia moglie siamo andati al supermercato per la spesa; dopo qualche fatica siamo riusciti a posteggiare. Digressione sul magnesio bisglicinato e altri prodotti per la salute fortemente consigliati dalla mia consorte (e ovviamente regolarmente acquistati)

Dicevo, entro nel supermercato e la vedo già che ha inforcato gli occhiali da presbite per procedere ad una spesa accurata, precisa, pignola, senza lasciare niente al caso… o al gusto.

Il giro è il consueto. Passa davanti ai banchi di frutta e verdura, tutta roba salutare, che non può fare male. 

Subito dopo c’è un primo banco frigo. Mi avvicino, controllo le offerte, apro lo sportello e afferro un salmone affumicato comune.

“Che fai?”, mi dice lei. Il tono è quasi di rimprovero.

“Ci mettiamo un salmone in casa, all’occorrenza con un po’ di rucola e facciamo una cena”.

“Perché hai preso quello?”.

“Perché è in offerta, buono, otto euro e cinquanta duecento grammi”.

“Ma stai scherzando?!?”. Adesso il tono si fa più arcigno; “devi prendere quello lì a destra”.

“A destra? Ma lo vedi quanto costa?”.

“Sì ma quello è salmone sockeye!”.

Un giorno venni a conoscenza di cosa fosse il salmone sockeye; mia moglie, come novella profetessa, scese metaforicamente dal monte e mi mostrò la Via: “Da oggi il salmone sarà sockeye o non sarà!”

Il suddetto salmone è praticamente di un colorito più vicino al rosso che al rosa, perché è selvatico, a bassa affumicatura e… costa assai! Per capirci, 100 grammi, solo cento grammi costano tra i nove e i dieci euro. In compenso, lo ammetto, a fatica, con riluttanza, con estrema ritrosia, è veramente più buono. Mi si è aperto un mondo. Mia moglie mi ha spiegato tutto, forse ha drammatizzato un po’ troppo, ma il quadro, a suo dire, è il seguente.

Il salmone affumicato normale, quello che trovate in offerta a 3-4 euro all’etto, praticamente è un pugno di sale associato ad un’accozzaglia simil ittica, frammenti rosacei presi qua e là, dalla Finlandia all’Islanda, dalle isole Far Oer alla Scozia, e alla fine targati per comodità Norvegia. Sempre a dire di mia moglie, l’affumicatura è ottenuta in qualche fabbrica fatiscente, praticamente un sottoscala, dove operai tossicomani proveniente dall’Indocina fumano sigarette a base di erbe aromatiche marcite, mentre il catrame che gli resta nelle unghie viene utilizzato nel trattamento delle varie fettine di pesce crudo per insaporire il tutto. 

Il quadro che la mia consorte, invece, fa del sockeye è di altro tenore, assomiglia alla raffigurazione di una terra paradisiaca, per capirci qualcosa di simile ai volantini che usano i Testimoni di Geova per rappresentare l’avvento del Regno Celeste su questa terra.

In poche parole, il salmone sockeye è selvatico, guizza dalle onde del Mar Baltico direttamente sulla barca di un peschereccio norvegese, s’immola felice per il nostro nutrimento; bisogna sottolineare che il suo essere allo stato brado ci rassicura sul fatto che abbia mangiato sano, nutriente, con tutte le vitamine a posto, ecco perché ha quel colorito tendente al rosso. Dopo essersi nutrito secondo un’opportuna dieta calibrata e naturale, il sockeye si fa acchiappare dal pescatore norvegese, che lo affumica in maniera istantanea accendendo un fuocherello leggero grazie a piccoli frammenti di legno di betulla delle foreste nordiche; ovviamente legno invecchiato bene, con una vita sana e soddisfacente. Oppure, la seconda versione: il salmone sockeye in risalita dai grandi fiumi canadesi viene preso al volo da un orso bruno affamato ma gentile: uno se lo mangia e l’altro lo dona generosamente a un pastore indigeno, che lo affumica accostandolo, ma non troppo, alla sua brace con cui si sta riscaldando dalla rigidità invernale mentre canta inni e preghiere alla luna. Tutto ciò dona una consistenza magnifica alle carni, una scioglievolezza in bocca unica, un grado eccelso di omega 3 e di altri fondamentali principi nutritivi. Una volta ho visto pure i segni dei denti dell’orso su una fettina.

Quindi, avete capito bene: nel primo settore, al primo banco frigo, oggi, ormai, non sbaglio più. Sono un uomo nuovo, la mia mano segue la voce di mia moglie anche quando lei non c’è a fare la spesa, sono anch’io un po’ sockeye, selvaggio ma piacevole, colorito e ben nutrito… a dieci euro all’etto!

Maurizio Colucci


domenica 2 marzo 2025

I Diari della Spesa - Puntata n 2

Puntata n 2 – Quando ti senti bisglicinato…

Riassunto delle puntate precedenti: io e mia moglie siamo andati al supermercato per la spesa; dopo qualche fatica siamo riusciti a posteggiare.

Entro nel grande supermercato e cerco di scovarla. Ha inforcato già gli occhiali da presbite? Perché quello è il segno che sta scatenando i suoi superpoteri. Superman si toglieva gli occhiali di Clark Kent per trasformarsi, lei invece li tira fuori dalla borsa e agisce: la spesa da quel momento in poi può diventare una consulenza nutrizionistica di alta specializzazione.

Bisogna fare una premessa doverosa. Mia moglie è sempre stata quella che si definisce una salutista, ma dopo un evento di malattia abbastanza grave è diventata una vera e propria esperta in materia. Lei conosce tutto o quasi su alimentazione, principi nutritivi, diete, siano esse buone, cattive oppure medie; conosce gli amminoacidi, le proteine, i valori ematici, tutti le possibili conseguenze sul corpo umano di determinate assunzioni, effetti positivi ed effetti non benefici; conosce la giusta pronuncia di determinati elementi e ama correggermi su questo, perché io, pur essendo docente di lettere, talvolta faccio errori in merito alla specifica terminologia settoriale. Lei invece sa, mi corregge con una sottile goduria malcelata, sa la pronuncia esatta dell’accento, le varianti lessicali, le derivazioni etimologiche. Io ho imparato parole nuove, beh, imparato è eccessivo, tendo a storpiarle, a spostare le s, ad aggiungere prefissi e suffissi inesistenti. Lei no. Voi, ad esempio, conoscete la parola “bisglicinato”? Intendo chi di voi non sia esperto di queste cose, che non abbia studiato chimica, farmaceutica o medicina. Ve lo dico io, perché adesso anch’io so, anch’io sto avendo accesso al sacro Graal della conoscenza nutrizionale. È un tipo di magnesio, che periodicamente devo acquistare online, perché la farmacia non ce l’ha. La farmacia ha quegli altri, magnesio supremo, non supremo, smagnetizzato, aromatizzato, diuretico, ma non il bisglicinato. Non mi soffermo sul fatto perché tale magnesio sia meglio degli altri, posso solo dirvi che sono sottoposto ad una continua pressione psicologica per acquistare tutti questi prodotti, cercarli nei meandri della Rete, inviarle i link perché deve confrontare i vari foglietti illustrativi, le quantità contenute in una compressa, il rapporto gocce capsule. Insomma, è un lavoro! La mia consorte andrebbe pagata e dovrebbe avere una laurea honoris causa in una delle discipline afferenti a tutta quest’area tematica. Perché lei lo fa per sé, ma prova a diffondere il verbo attorno a lei, con lo zelo di una apostola, con il fervore di una profetessa, sì profetessa, ma non ascoltata. Voi non sapete cosa significhi mangiare un lulù alla panna, mentre c’è qualcuno al lato che ti guarda con estremo biasimo e poi comincia a spiegarti i danni provocati dal suddetto dolce, la glicemia alta, la massa grassa, le conseguenze cardiovascolari… solo io e mio cognato (il fratello di lei) possiamo raccontarvi questa sofferenza. Non solo, la super esperta ci dà anche un’alternativa: “Ma se vuoi qualcosa di dolce dopo pasto, prendi un cioccolattino, ovviamente fondente, non meno del 78%...”, che quando lo appoggi sulla lingua, essa si atrofizza per l’amarezza reale e metaforica. 

Inoltre, c’è un altro aspetto non secondario collegato alla questione: mia moglie conosce tutti i nutrizionisti, dottori, dietologi, prof universitari, insomma grandissimi luminari che segue in Rete e sui social. Spesso fa vedere questi video anche a me e devo essere almeno un minimo interessato.

“Che ne pensi? Questa dottoressa è in gamba, ha fatto degli studi nuovissimi su questo argomento. Hai visto il video?”.

“Certo”, rispondo io un po’ annoiato, “è veramente una bella donna!”.

“Sì una bella donna in effetti”, risponde lei, “però hai sentito quello che dice?”.

“Sì ho sentito… di dov’è questa? Una dieta prescritta da lei forse la accetterei. Dove riceve?”, controbatto con sorriso sornione.

“Sei il solito cretino!”, taglia corto lei, irritata dalla mia allusione erotica.

Che ci posso fare?! Sono un esteta, quando la bellezza mi abbaglia, il resto passa in secondo piano.

Questa era la premessa ed è finita la puntata di oggi. Pazienza, il resto sarà per la prossima volta.

PS: per chi non è delle mie parti, il lulù è un dolce fatto con pasta choux, quella dei bignè per capirci, solitamente ripieno di panna, oppure crema gianduia. Ha la forma di una specie di grande fungo, anche se qualcuno dice che richiami più una forma fallica, secondo una certa tradizione tipica dei dolci siciliani. È buonissimo! Vedete? Anch’io sono esperto di qualcosa, ad ognuno la sua specialità!


Maurizio Colucci


giovedì 27 febbraio 2025

I Diari della Spesa (Puntata n 1)

Nota introduttiva: se avete seguito anni fa il resoconto intitolato “I lieti giorni del Corona” e vi è sembrato drammatico, non avete idea di cosa vi aspetti con “I Diari della spesa”. Tutto molto più terribile, più stressante, più disarmante… Andare a fare la spesa con mia moglie!

I primi problemi nascono ancora prima di entrare al supermercato, quando arrivi nello spiazzo e devi parcheggiare. Il parcheggio è già una questione vitale.

“Quello sta uscendo!”.

“Ma quello chi?”, le rispondo.

“Quello là… lì… no, forse è entrato adesso. Allora là”, mi incalza la mia dolce metà.

“Ma là dove?”.

“Là, là”, grida lei, “guarda, te l’hanno fregato, al solito!”.

“Magari usi anche una terminologia specifica, tipo a destra, a sinistra, al posto di avverbi di luogo generici”.

“Senti, non fare il professore d’italiano con me, sai che mi dà fastidio. E poi a scuola io ero brava in italiano, forse più di te!”.

“Cosa c’entra il professore?!? Non ho messo mai in dubbio la tua preparazione scolastica (meglio mettere in chiaro subito, sono in zona rossa, in un campo minato, appeso a un filo, sull’orlo del baratro, insomma avete capito, perché ho finito le metafore). Amò… basta indicare in maniera più precisa, tutto qui”.

“Allora mettila accanto a quella panda, è perfetta”.

“Perfetta eventualmente riducendo la macchina di diversi centimetri; non c’entriamo, cerco ancora”.

“Era buona là, c’entrava di sicuro, potevi provare. Resteremo qui, tutti trovano posto e noi no, perché lui si fa duemila problemi. Là è stretta, lì è angolare, lì non possono fare manovra”.

“Inizia a scendere”, le dico dolcemente nei limiti consentiti dalla situazione e dal mio stato mentale. “Prendi qua la monetina per il carrello, ti raggiungo, non preoccuparti, prima o poi troverò il posto”.

Sbuffa, scende rapida ma senza borbottare, io alzo il volume della radio, c’è Baglioni che canta un vecchio successo, “Io me ne andrei”. Penso che abbia ragione.

Però, proprio dopo aver raggiunto quello stato cerebrale tra alienazione e fuga, scorgo due anziani, lenti, con il carrello straripante, che hanno aperto il baule della loro BMW stranuova, super accessoriata. Rifletto sul fatto che in Italia solo i pensionati, alcuni pensionati, possono permettersi un’auto di quel tipo, così costosa. Ho tutto il tempo di perdermi nelle mie valutazioni politiche e sociali sullo stato dell’economia nella nostra Nazione, sulle responsabilità delle istituzioni, sulla crisi della classe media, tanto loro ancora hanno solo sistemato la prima cassa d’acqua. La mia mente adesso riesce anche a raffrontare il rapporto tra aumento dei salari e tasso d’inflazione nei paesi dell’area Euro, perché i signori sono ancora alla sistemazione accurata della busta con il mangiare del cane (hanno pure un cane!) e del gatto, e poi un’intera confezione di bottiglie di salsa, qualche busta si rompe, qualche altra cade a terra, ne tirano fuori una per sistemarne un’altra, il baule deve essere ormai pieno, usano anche i sedili posteriori, il carrello sembra svuotarsi, discutono, è successo qualcosa, lei gli parla in maniera sostenuta. Il signore anziano va adesso a posare il carrello per incastrarlo con gli altri e recuperare la monetina. Torna, mette in moto, mette la marcia indietro, vedo oltre i finestrini lei che gli parla, agitata, scuotendo le mani, finalmente l’auto ha liberato il parcheggio, posso prenderne il posto. Procedo e con la coda dell’occhio riesco ancora a vederli. Adesso lei sembra paonazza, arrabbiata, gesticola forte… io posteggio e con lo spirito provo a inoltrare la mia profonda solidarietà a quel povero uomo anziano anonimo, incrociato per un attimo davanti al supermercato. Ti raggiunga il mio caloroso abbraccio, fratello nella battaglia!

(1-Continua)

Maurizio Colucci

giovedì 24 ottobre 2024

LA STANZA DI TORTURA (Racconto dell’orrore di Maurizio Colucci)

La luce nella stanza era fastidiosa, fredda e bianca, forse troppa.
Lei, la vittima, era adagiata su una specie di poltrona medica, inizialmente comoda, ma a poco a poco stare lì semisdraiati aveva un non so che di disagevole, tanto che la vittima certe volte provava a fare micromovimenti con la schiena per trovare sprazzi di sollievo.
L'aguzzina la sovrastava, in piedi, non crudele, avresti detto "professionale", e maneggiava i suoi strumenti con una apparente indifferenza. Come se fosse lì per fare altro. Come se non fosse lì per torturare la sua vittima.
Tempo poco la stanza bianca si riempì di rumori strani, anch'essi fastidiosi e innaturali come la luce; c'era pure un'altra persona, una specie di assistente dell'aguzzina, le passava silenziosa tutti gli strumenti di tortura.
La vittima cercava di capire qualcosa dagli odori, un misto di cloro, disinfettante, un pulito disumano, che la turbava ancora di più.
Tempo poco cominciò a esserci sangue, dolore, grida, soffocate però, perché l'aguzzina trafficava dentro la bocca della vittima, la costringeva a tenerla aperta, spalancata, e poi senza pietà, ma anche senza manifesta crudeltà, infieriva su di lei.
I dolori erano intermittenti, ma acuti, potevi vedere le mani della vittima stringere i braccioli di plastica della poltrona; se fosse stata senza scarpe, avresti visto i suoi piedi contratti, con spasmi tendenti ad allargare le dita. Ancora sangue, ancora urli soffocati in gola, sputi, saliva, conati di vomito e le battute ironiche dell'aguzzina: "Ci siamo comportati male... Era tanto tempo che l'aspettavo, ma ora la sistemo io".
Avrebbe potuto tapparle il naso e farla finita, ma per un sottile sadismo la lasciava respirare dalle narici. Addirittura le dava attimi di tregua... Ma poi riprendeva ancora, più decisa di prima a farle male, più rapida, più sarcastica, con quel campionario di frasette, come se fosse una maestrina pronta a punire l'allieva indisciplinata.
La vittima comunque non poteva parlare, non poteva dire nulla, solo spalancare gli occhi ad ogni piccola tortura chiedendo pietà. In realtà, più frequentemente li chiudeva gli occhi, perché era accecata da una luce diretta sul suo viso, stringeva le palpebre, tanto che nei momenti più intensi di sofferenza uscivano dagli angoli delle lacrime veloci. 
La vittima si dava la colpa di quella situazione, si era cacciata in quella stanza da sola, perché era andata con i suoi piedi? Non capiva il pericolo? Perché sfidare quelle atrocità? E perché, infine, subire sopruso su sopruso, dolore su dolore? Cosa aveva fatto di male? si chiedeva, mentre quella continuava a martoriarla con ogni mezzo. 
A un certo punto l'aguzzina si fermò. La vittima però pensò che fosse solo una delle sue pause tra una tortura e un'altra, quelle pause per darle un vano sollievo e poi riprendere ancora più duramente la punizione.
La guardò invece per qualche secondo in più, quasi accennando uno strano sorriso. 
"Bene, signora, abbiamo finito con la pulizia dei denti... Mi raccomando, da ripetere il prossimo anno!"