I
In ginocchio Gabriele ascolta
la domanda di Dio
da portare sotto le nubi,
Kairos e cronos nella sua voce,
nella sua obbedienza.
Vorrebbe lievemente protestare:
Signore, la tua onnipotenza,
l’eterna salvezza,
affidata all’umano arbitrio,
alla scelta di una donna,
perché Signore?
Ma lo sguardo dell’Altissimo,
come uccello rapace,
è già fisso su Nazaret,
terra del Germoglio.
Lo sguardo di Dio,
come innamorato,
è già fisso su Maria,
cuore immacolato.
II
Cosa facevi, ragazza,
in quella mattina di marzo?
Qual era la tua vita
tra le mura polverose
e la strada di terra e sassi,
l’unica strada per gli asini di Nazaret?
Avevi già lavato
con le mani gelide
gli abiti della festa,
o forse avevi attinto acqua al pozzo
per la vecchiaia dei tuoi genitori.
Stavi cucendo tuniche tutte d’un pezzo,
imparando ad essere donna e madre,
e certamente si era innalzato
il tuo “Shemà”mattutino
verso il Santo d’Israele.
E mentre dalle piccole finestre
soffiava il vento meridionale,
un po’ più forte giunse
l’alito alle tue orecchie.
Hai lasciato cadere a terra i tessuti,
per la paura le tue dita
d’improvviso aperte
hanno gettato l’ago
nelle fessure dell’aspro pavimento.
Davanti a te l’Arcangelo,
vero come le mura della casa,
con voce forte ma serena
squarcia la tua solitudine,
ragazza di Nazaret,
ti saluta,
ti rivela la tua anima,
ti toglie la paura,
ti annuncia l’ombra di Dio.
“Come è possibile?”
e tutta la storia
attende la risposta,
i Patriarchi tendono l’orecchio
verso di te, giovane donna,
i giusti dello Sheol
sospirano il tuo sì.
Gli angeli si affacciano sulla Galilea
aspettando l’amen.
Ma quando Dio ascolta “eccomi”,
innamorato,
scende di nuovo a passeggiare
nel giardino, come nell’Eden.
In un attimo, Maria,
sei Tenda, Dimora, Arca,
Tabernacolo, Tempio,
giardino chiuso,
dove la Trinità riposa.
III
La tua mano sul ventre,
gesto non pensato, spontaneo,
ad accarezzare tuo figlio.
La fede ti sostiene,
la semplice fede delle donne d’Israele,
e in quel mattino di marzo
impari d’improvviso il silenzio di Dio.
Dio nascosto, vita celata,
cellule nervi sangue.
L’angelo è ormai svanito,
tocchi le cose attorno a te
per sentirti viva,
la brocca, le vesti, le pietre della casa,
e i tuoi occhi si soffermano
su di un’impronta nella polvere.
Allora comprendi
che Dio ha visitato il suo popolo.
Mentre sorridi, ripeti lo Shemà,
e nuovamente la tua mano
sfiora il ventre.
E ricominci a cucire
quella tunica tutta d’un pezzo.
E' bellissimo complimenti!!!...anche poeta
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