giovedì 8 dicembre 2011

L’Annunciazione

I



In ginocchio Gabriele ascolta

la domanda di Dio

da portare sotto le nubi,

Kairos e cronos nella sua voce,

nella sua obbedienza.

Vorrebbe lievemente protestare:

Signore, la tua onnipotenza,

l’eterna salvezza,

affidata all’umano arbitrio,

alla scelta di una donna,

perché Signore?

Ma lo sguardo dell’Altissimo,

come uccello rapace,

è già fisso su Nazaret,

terra del Germoglio.

Lo sguardo di Dio,

come innamorato,

è già fisso su Maria,

cuore immacolato.







II



Cosa facevi, ragazza,

in quella mattina di marzo?

Qual era la tua vita

tra le mura polverose

e la strada di terra e sassi,

l’unica strada per gli asini di Nazaret?

Avevi già lavato

con le mani gelide

gli abiti della festa,

o forse avevi attinto acqua al pozzo

per la vecchiaia dei tuoi genitori.

Stavi cucendo tuniche tutte d’un pezzo,

imparando ad essere donna e madre,

e certamente si era innalzato

il tuo “Shemà”mattutino

verso il Santo d’Israele.

E mentre dalle piccole finestre

soffiava il vento meridionale,

un po’ più forte giunse

l’alito alle tue orecchie.

Hai lasciato cadere a terra i tessuti,

per la paura le tue dita

d’improvviso aperte

hanno gettato l’ago

nelle fessure dell’aspro pavimento.

Davanti a te l’Arcangelo,

vero come le mura della casa,

con voce forte ma serena

squarcia la tua solitudine,

ragazza di Nazaret,

ti saluta,

ti rivela la tua anima,

ti toglie la paura,

ti annuncia l’ombra di Dio.

“Come è possibile?”

e tutta la storia

attende la risposta,

i Patriarchi tendono l’orecchio

verso di te, giovane donna,

i giusti dello Sheol

sospirano il tuo sì.

Gli angeli si affacciano sulla Galilea

aspettando l’amen.

Ma quando Dio ascolta “eccomi”,

innamorato,

scende di nuovo a passeggiare

nel giardino, come nell’Eden.

In un attimo, Maria,

sei Tenda, Dimora, Arca,

Tabernacolo, Tempio,

giardino chiuso,

dove la Trinità riposa.













III



La tua mano sul ventre,

gesto non pensato, spontaneo,

ad accarezzare tuo figlio.

La fede ti sostiene,

la semplice fede delle donne d’Israele,

e in quel mattino di marzo

impari d’improvviso il silenzio di Dio.

Dio nascosto, vita celata,

cellule nervi sangue.

L’angelo è ormai svanito,

tocchi le cose attorno a te

per sentirti viva,

la brocca, le vesti, le pietre della casa,

e i tuoi occhi si soffermano

su di un’impronta nella polvere.

Allora comprendi

che Dio ha visitato il suo popolo.

Mentre sorridi, ripeti lo Shemà,

e nuovamente la tua mano

sfiora il ventre.

E ricominci a cucire

quella tunica tutta d’un pezzo.

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