giovedì 22 dicembre 2011

Nascita

I



Le ultime cose nella bisaccia,

anche qualche attrezzo di lavoro

portato in viaggio per prudenza,

la sella appoggiata al dorso dell’asino

qualche parola bisbigliata all’orecchio

della bestia, sorridendo, accarezzando,

con mano consumata e virile.

Inquietudine nella mente di Giuseppe,

la paura di aver creduto ad un sogno,

in una notte tutta l’attesa d’Israele

lo raggiunge, falegname, giusto,

innamorato, deluso e arrabbiato,

confuso dalla purezza di Maria.

Eppure lo spirito di Abramo,

la fede del Padre dei popoli,

lo visita all’alba e gli fa pronunciare

un semplice e deciso amen.







II



Arriva sempre un momento

nella mente del re di superbia pensante

di contare gli uomini del regno

come fossero cosa propria,

come fosse lui Dio,

di appoggiare il potere

(che cede al tempo e alla morte)

sulle folle adoranti.

Cesare Augusto, l’uomo dio di Roma,

ordina il censimento di tutta la terra,

ignaro che alla periferia dell’Impero,

oltre il mare e le isole greche,

giunge il seme di un Regno che non tramonta.

Gli zoccoli dell’asino ritmano il passo di Giuseppe,

strette in pugno le briglie,

e ad ogni sobbalzo del terreno

guarda Maria ormai pronta al parto.

Della stirpe di Davide resta solo un nome,

un elenco in mano agli scribi di Betlemme,

un villaggio sconosciuto al falegname,

terra benedetta dalla nascita

del Germoglio di Iesse.

Bussa ad ogni porta la mano di Giuseppe,

promette in cambio lavoro

e dritte assi di legno,

ma riceve solo no e sguardi sospetti

sul ventre di Maria.

Finché un uomo, mosso a pietà

dai sussurri degli angeli,

offre loro una stalla,

la domus aurea del Re dei re,

riscaldata dal fiato di un bue mansueto.







III



“Esci Giuseppe”,

l’unico ordine di Maria,

ispirato dalla legge d’Israele.

la donna partorisce sola,

con il suo dolore e la maledizione di Eva.

L’uomo non può vedere,

non può aiutare,

un altro amen e Giuseppe è fuori

a pregare l’angelo del suo sogno.

Ma la promessa precede il castigo,

la parola di Dio risuonata nell’Eden,

l’ira dell’Onnipotente sul serpente che striscia,

raggiunge la stalla di Betlemme,

tutto terribilmente e miseramente umano,

tranne il peccato e il suo veleno.

Il castigo non raggiunge Maria,

salvata ab aeterno,

redenta dal pensiero di Dio

il giorno stesso della Caduta.

E il Verbo si fa carne,

tutti i secoli si affacciano attoniti

sull’istante,

l’eterno si fa storia.

“Figlio mio, figlio Gesù”,

Maria lo mostra a Giuseppe,

“Figlio del mistero, figlio della promessa,

figlio che dovrò donare,

figlio che dovrò lasciare,

figlio che abbraccio sotto l’ombra di Dio,

figlio grande e potente,

bambino nato per noi

piccoli e poveri di Jahvè,

figlio che hai squarciato i cieli”,

dice Giuseppe,

“figlio germogliato dalla terra”.






IV



La scala di Giacobbe

percorsa dai piedi degli angeli

appare nella campagna fuori Betlemme

davanti ai pastori di pecore nere.

Grande luce, grande gioia,

canto, annuncio, gloria in excelsis,

i prediletti dai tempi raggiungono la stalla,

camminano spediti

trascinati dallo stupore.

Nella casa tra la paglia

non c’è visione, né teofania,

nessuna estasi, nessun angelico oracolo.

Il Salvatore, il Re pastore

sta nella mangiatoria del bue,

la madre accanto a lui,

Giuseppe ritto in piedi,

come i vegliardi del profeta Daniele,

mostra al popolo la salvezza che viene.

Lo Spirito della nuova creazione

istilla fede negli occhi degli umili,

gli uomini di Betlemme,

casa del pane,

adorano il Pane disceso dal Cielo.

2 commenti:

  1. complimenti Maurizio, come sempre è splendido...sembra di rivivere il Grande miracolo della nascita di Gesù...Bellissimo!!!
    Ti invito davvero a farne una raccolta come per gli altri da te pubblicati...sarei la prima a comprarli e a regalarli ...BRAVO!

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  2. intanto abbiamo scoperto che l'anonimo è un'anonima.....

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