L’Italia
è attanagliata dalla crisi, in sofferenza cronica, sempre sull’orlo del
baratro, bisogna mettere mano alle riforme, non si possono più rinviare,
bisogna individuare le priorità, e io inizierei da quella che in questo momento sta più a cuore agli
Italiani: il festival di Sanremo. Eccovi quattro buone proposte documentate per
fare la madre di tutte le riforme.
Sanremo Reunion.
Con il recente calo d’ascolti, ci sarebbe solo un modo per riportare in auge il
festival nazionale: le reunion di band e sodalizi famosi. Si dice che Riccardo
Fogli sarebbe pronto a riunirsi nuovamente con i Pooh e si riprenderebbero pure
il batterista Stefano D’Orazio. Le trattative sono in corso, anche se il Fogli
vorrebbe fare la voce solista travestito da Patti Pravo, dopo i recenti
successi di “Tale e quale show”. “Il biondo fluente mi dona”, avrebbe
dichiarato il cantante ormai in evidente crisi d’identità. Ma la reunion più
gettonata sarà quella di Al Bano e Romina. Se in Russia ha funzionato, perché
non dovrebbe funzionare in Italia? A quanto pare, il grande Carrisi sarebbe
pronto anche a mettere incinta nuovamente la bella Romina. “Io i contratti sono
abituato a firmarli così”, ha affermato tra lo stupore generale.
Sanremo Revolution.
Negli ultimi tempi al Festival fanno notizia solo le contestazioni fuori
programma, i due operai sulla balaustra di quest’anno, le proteste contro
Crozza l’anno scorso, solo per fare un esempio. Allora perché non sfruttare il
filone? Nella prima serata un gruppo di cassintegrati si attaccherà al sipario
chiedendo la lettura di un comunicato. Nella seconda serata un gruppo di
precari della scuola (di cui mi onoro di fare parte) interromperà la gara
cantando a squarciagola per 98 minuti di seguito “La pappa col pomodoro”. Nella
terza serata un gruppo di disoccupati occuperà le prime file riservate ai vip,
minacciando di far sgonfiare le labbra della Parietti. Nella quarta serata un
gruppo di barboni senza tetto e immigrati sequestrerà la giuria di qualità;
purtroppo nessuno si accorgerà dell’assenza. Infine, la quinta serata non si
svolgerà, perché durante la sigla scoppierà una bomba abilmente nascosta tra la
barba del maestro Beppe Vessicchio.
Sanremo Normal.
Si tratta della versione standard, senza troppi accessori, solo riveduta e
corretta. Si prendono alcuni cantanti capaci, possibilmente in grado di cantare
intonati un pezzo di circa 3 minuti; si prendono alcuni autori in grado di
scrivere canzoni belle, almeno piacevoli, magari studiando un po’ come si
scrive una canzone; aggiungi un presentatore brillante, possibilmente
competente; qualche ospite qua e là non invadente ma allo stesso tempo
importante, e potrebbe uscire un prodotto gradevole, forse non leggendario,
insomma qualcosa di passabile, che lasci due o tre canzoni e lanci due o tre
giovani bravi. Mi sembra però una proposta troppo normal…
Sanremo Renzi.
E in ultimo… Sanremo Renzi! Sì, cari lettori, avete capito bene: proprio il
neopremier. Gira voce che dopo la recente conferenza stampa, in cui si parlava
anche del futuro dei presentatori di Sanremo, al buon Fabio sia arrivato un
tweet di Renzi: “Fazio stai tranquillo!”. A quanto sembra il Premier si sta
preparando un futuro: Sanremo si tiene in febbraio, “e chi ci dice che a
febbraio 2015 noi siamo ancora qui a Palazzo Chigi?” (dichiarazione proveniente
dall’entourage del Presidente del Consiglio). Sempre dal cerchio magico di
Renzi saltano fuori altri retroscena: “La Boschi mi fa la valletta bionda; poi
mi toccherà parlare con Angelino: se la Di Girolamo accetta, mi fa la valletta
bruna e il più è fatto!”.
Maurizio
Colucci
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