I lieti giorni del Corona (12)
Diario semiserio
“La fede al tempo del coronavirus”, mi piacerebbe intitolare così questa puntata. Oggi è domenica e, da credente, mi viene naturale dedicare delle righe ad un mondo che conosco ed esperimento personalmente. D’altra parte, avviso da subito che se qualcuno non è dotato di sana autoironia può anche saltare questo capitolo. Ho incontrato spesso maggiori atteggiamenti di permalosità, o addirittura di spietatezza, tra coloro che si dicono cattolici rispetto a chi non lo è; segno evidente che la semplice professione di fede o la mera appartenenza cristiana, nonostante ciò che pensino molti credenti, non ci fa migliori degli altri. Vabbè Colucci… basta con ‘sta predica, quando cominci? Scusate, la tendenza omiletica prende facilmente il sopravvento, come se fossi avvolto da fumi di incenso in mezzo a un coro ligneo secentesco di una cattedrale spagnola… ok, va bene, vado a cominciare.
Ci sono gli apocalittici, quelli che predicano la fine del mondo, quelli che “Dio ci sta punendo, perché peggio di così...”, dimenticandosi le centinaia di epidemie e di catastrofi della Storia, anche peggiori di quella attuale.
Ci sono gli anziani legati ai consolidati mezzi di comunicazione: Radio Maria accesa h24 (con bonifico o senza), oppure Tv2000 che sta conquistando quelli della generazione baby boom (con tanto di repliche dello sceneggiato del Libro Cuore).
Ci sono i canali online, facebook, youtube, preghiere, catechesi, canti, notifiche continue ad ogni ora, settanta pagine che trasmettono dall’alto del Cielo giù fino alla rete, una moltiplicazione mediatica del sacro, una specie di grande tutorial della orazione (e ti viene in mente che forse Cristo, quando nel Vangelo di Matteo parla della preghiera da fare nel segreto della propria stanza, un qualche pensiero a questi giorni lo avrà fatto).
Ci sono soprattutto quelli che cantano… amici non credenti, voi non lo sapete, ma ormai c’è tutto un mondo di musica religiosa, di laure pausini timorate di Dio, di tiziani ferri del sacro gorgheggio, ma addirittura dei de gregori dalla rima angelica, cose da fare concorrenza ad X factor ed Amici, una specie di supertalent del canto ieratico (uno di questi lo conosco personalmente, ogni tanto prende la chitarra e si riprende su youtube: sembra una specie di Morandi della sagrestia, ma senza capelli… va a finire che qualche giorno ci canta anche “Ritornerò in ginocchio da te” in versione penitenziale).
Ci sono le app: breviario, lezionari, Bibbia e Padri della Chiesa, rosari che sanno di nostalgia, rosari meditati, rosari a cinque poste, a sette poste, alla Divina Misericordia, dello Spirito Santo, rosari dalla voce meccanica, e ti viene da pensare che anche i software, pure se in maniera lenta ed estenuante, cerchino salvezza.
Ci sono i preti su Internet, ogni parrocchia con la sua pagina facebook, il suo profilo, le dirette, i preti che predicano nelle chiese vuote, i preti che si preparano la telecamera con il profilo migliore, quelli che cantano e contano i like ai loro video, quelli che fanno battute, quelli che sbagliano e attivano i filtri, quelli che postano vignette spiritose, quelli che fanno appelli strazianti (“iscrivetevi al canale youtube, perché se non arriviamo a mille iscritti non possiamo trasmettere la diretta… Dio ve ne renda merito nel giorno del giudizio”).
Ci sono quelli delle chat che mandano invocazioni, novene, immagini di buongiorno con il santino, benedizioni, e la palma, e l’ulivo, e la colomba della pace, e Padre Pio, qualcosa che rasenta il disturbo compulsivo.
Ci sono quelli dei messaggi della mistica, quelli delle profezie della santa, quelli del libro che aveva predetto tutto, quelli dei messaggi delle apparizioni, dei dieci segreti, dei tre segreti, e del quarto segreto che non ci hanno voluto dire, quelli che in realtà, in fondo, siamo tutti noi, che cerchiamo e abbiamo bisogno di una spiegazione quando Dio sembra nascondersi dietro le nuvole.
E a proposito di nuvole, ci sono quelli che hanno visto la sagoma della Madonna, il volto di Gesù, la colomba dello Spirito Santo, il cuore, il Sole che sembra l’ostia perché è bianco e rotondo (ma perché, come sarebbe dovuto essere il sole?), il problema è che c’è pure qualcuno che ha visto una nube a forma di Godzilla.
C’è un uomo vestito di bianco, anziano, che sale un sagrato vuoto sotto la pioggia, raggiunge un ambone e parla con l’affanno nel respiro, che sembra l’espressione plastica dell’affanno nel suo cuore. Alza gli occhi al Cielo, non ha molto da dare eccetto la Parola del Vangelo e la preghiera, e quello è il suo tutto, il suo tesoro; è il Tesoro.
Ci sono alcuni atei, quelli stupidi, che invece si credono dei maestri di pensiero: “E ora che il Papa ha pregato, è sparita la pandemia? È solo un uomo che parla con l’amico immaginario. La malattia non è passata quindi la fede non serve a nulla in questo momento”. E tu non hai tempo di spiegargli la banalità dei suoi pensieri, che fondamentalmente non ha capito nulla, che ha scambiato la fede per il juke box dove si metteva la monetina e attaccava la canzone, forse pensa in questo modo perché ha incontrato credenti che gli hanno comunicato che la fede è appunto una macchinetta dei favori, come se Dio fosse qualunque strumento digitale che maneggiamo quotidianamente… funziona – non funziona.
Ci sono alcuni credenti, anch’essi stupidi, che continuano a tempestare gli atei con messaggi, santini, rivelazioni, presunti miracoli, pensando così di conquistare qualcuno alla fede (solitamente l’effetto è il contrario, rafforzate così l’ateismo dei vostri conoscenti).
C’è il giornalista (?) cattolico (due punti interrogativi) che di fronte a un anziano di 83 anni, visibilmente zoppo e affaticato, il massimo del problema che si pone è che il Papa non si è inginocchiato davanti al Sacramento… la gente muore, caro pseudopinionista del sacro, la gente è sola, ha bisogno di una parola di consolazione, di incoraggiamento, appunto di fede… ritenta, sarai più fortunato, magari puoi tornare a scrivere quando avrai smaltito il veleno che ti affligge l’anima.
Ci sono quelli con il dramma delle chiese chiuse, o delle chiese aperte senza messa, o del perché i tabacchi sì e le chiese no, della libertà di culto violata, e tutta una serie di amenità del genere, mentre ottanta preti sono già morti in tutta Italia.
Ecco, ci sono appunto i preti che hanno lasciato il respiratore ad altri, quelli che non lasciano gli ospedali per dare una carezza ai vetri delle terapie intensive, quelli che telefonano alle vecchine sole che nessuno può raggiungere, quelli che prendono il loro stipendio e lo danno ai poveri…
C’è in tv don Marco Pozza che ci parla dell’inferno delle carceri e come provare a rialzare moralmente questi morti viventi. C’è don Maurizio Patricello in tv, che dalla Terra dei Fuochi ci avverte che il coronavirus già da adesso sta portando tanta miseria. C’è don Luigi Ciotti, un prete che ha la stessa scorta di un magistrato, che ci avverte che le mafie stanno già fiutando come inserirsi in questa catastrofe.
C’è mia moglie, Daniela, sul divano con la tv accesa, che li guarda messa su un fianco perché non si sente bene, ormai da mesi, ormai da anni. Mia moglie che lotta con Dio molte volte, un po’ come Giacobbe con l’angelo, o forse più come Anna, la madre di Samuele, e le sue lacrime amare. Daniela lotta con Dio, ma resta lì davanti, a cercare conforto e forza, a cercare senso e sprazzi di resurrezione, e poi, nonostante la rabbia del dolore, si alza, e con la sua splendida voce riprende a cantare per Dio, mentre io suono accanto a lei, ed arriva misteriosamente consolazione e pace.
Poi torna ad arrancare, a lamentarsi, a farsi prendere dalla stanchezza fino all’ora di cena quando all’improvviso… ed io mio chiedo, ogni volta, con stupore, esterrefatto, ma come fa? Da dove gli arriva questa spaventosa energia?
All’improvviso, dicevo, tremano le mura della casa: “Lavatevi le mani!!!”.
Maurizio Colucci
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