domenica 15 marzo 2020

I lieti giorni del Corona (3)


I lieti giorni del Corona (3)
Diario semiserio

Bisogna fare movimento, bisogna trovare una soluzione. Per fortuna, proprio allo scoppio dell’epidemia, quando ancora da noi era possibile camminare in città, ero andato ad acquistare un tapis roulant. Il problema è che io e mia moglie ci saliamo su alla velocità minima e con le ciabatte, nemmeno la forza di volontà di indossare le scarpe da tennis. L’effetto plastico assomiglia un po’ agli zombie che ballavano nel video Thriller di Michael Jackson. Il display mi dice che perdo mediamente dalle 30 alle 50 calorie, mentre so per certo che ne immetto nell’organismo quotidianamente tra le 2000 e le 4000. Forse lo usiamo ancora male. L’altro problema è che abbiamo vietato totalmente l’utilizzo a mio figlio Giosuè (il piccolo, 14 anni); che rimanga con i polpacci ipotonici e con le gambe gracili come un merlo! Non sono cattivo (o almeno non lo sono in questo caso). Dovete sapere che Giosuè ha il potere di demolire tutto ciò che tocca. Sin da quand’era piccolo allungava quel dito, nemmeno fosse un novello ET, ed esplorava, tastava, controllava, fino a distruggere l’oggetto in questione. Questa abitudine è presente in lui ancora oggi e non riescono a limitarla ramanzine, rimproveri, minacce, richiesta di risarcimenti a fondo perduto quando gli accrediteranno i suoi primi stipendi una volta divenuto adulto (praticamente le prime quattro mensilità sono già pignorate da me!). Al momento si è solo lamentato, prova a studiare il funzionamento del tapis roulant, ha già familiarizzato con la modalità di apertura. Vedremo quanto resisterà.
“Lavatevi le mani!!!!”. Scusate… ho introdotto l’urlo di guerra di mia moglie, così fuori tema, ma non vorrei che dimenticaste che le nostre giornate sono scandite da questo monito che trafigge l’anima, passando per i timpani (o quel che ne resta). Qualcuno dei vicini aveva pensato addirittura che fosse parte del flashmob musical canoro nazionale.
Tornando a Giosuè… ‘sto ragazzo qualcosa dovrà pur fare. Di sabato e domenica pausa dalla didattica distanza, grazie a Dio, e allora mi pongo il problema di educatore di non abbandonarlo chiuso in una stanza con il suo cellulare. Anche perché l’alternativa sono i giochi online al pc. Quindi ho deciso: per farlo staccare dal cellulare, visto che gli inviti alla lettura cadono nel vuoto, ho introdotto la rubrica “un film con papà”. Vai con le saghe, Rocky (dall’uno al sei, fino agli spin off Creed e Creed 2), Ritorno al Futuro, Indiana Jones, Karate Kid, e soprattutto i supereroi a partire da Superman (uno e due, dal terzo in poi non piacevano nemmeno a me da piccolo, obbrobri cinematografici). Un tuffo negli anni ottanta, perché puoi anche accettare che tuo figlio abbia conoscenze balbettanti su Manzoni, Boccaccio e Dante… ma non è possibile  che non conosca tutte le riprese di Rocky, i viaggi nel tempo di Michael J. Fox, o che non sappia che la kriptonite fa venire il coccolone a Superman. Inoltre dalla visione dei film dei supereroi puoi evincere almeno tre insegnamenti basilari, che naturalmente ho impartito a mio figlio:
1.      Tutti i vicini dei supereroi hanno seri problemi di fisiognomica: basta un paio di occhialoni o una mascherina per nascondere la vera identità del protagonista (e tu sei lì sul divano a pensare: ma che ci vuole? Ma si capisce che Clark Kent è Superman?”)
2.      I supereroi americani sono tutti, all’osso della storia, varianti di Gesù Cristo, con l’intero campionario di incarnazione, morte e resurrezione gloriosa e vincente.
3.      Questa l’ho presa dall’ultima scena di Superman 1, quando Lois Lane muore schiacciata nella macchina e il Supereroe, con tutta la forza che ha, gira “più veloce della luce” attorno alla terra in senso inverso, in modo che il tempo torni indietro e salvi così la sua amata. Ricordate la scena? Quando Superman svolazza giù, trova Lois per fortuna viva e che non si è resa conto di nulla, che gli fa un megacazziatone, perché lui quando serve veramente non c’è mai. Ho tratto allora la morale per mio figlio: caro Giosuè, hai visto bene questa scena conclusiva? Ricorda, figliolo; puoi anche salvare il mondo, puoi anche farti in quattro per evitare la catastrofe nucleare, puoi essere anche Superman, ciò non impedirà alla tua donna di rimproverati e dirti “quando servi, non ci sei mai!”.

Maurizio Colucci   


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