I
lieti giorni del Corona (4)
Diario
semiserio
“Lavatevi
le mani!!!!”, non è un sogno, alzo la testa di soprassalto dal cuscino con il
cuore che batte a mille. In questi giorni capita di dormire qualche attimo in
più, è uno dei pochi vantaggi di questa quarantena. Succede anche qualche volta
che la famiglia si svegli prima di te, e succede, ad esempio oggi, che la voce
impetuosa della dolce e sensibile consorte ti risvegli e ti ricordi le gioie e
le piacevolezze della vita familiare. In quei momenti di confusione mentale mi
assalgono pensieri stragisti: “Ma se si sono appena alzati dal letto, perché
dovrebbero lavarsi le mani?”. Subito dopo la razionalità prende il sopravvento
e mi ricordo che i miei due figlioli sono degli adolescenti maschi, cioè appena
un gradino sopra i bonobo, che si spelacchiano, si grattano, si scaccolano
sugli alberi, si mangiano le unghie dei piedi (sì, ho visto anche questo…
intendo dei miei figli, non dei bonobo, non so se le scimmie arrivino a tanto).
Insomma alla fine do ragione a mia moglie, ormai le do ragione anche nei
pensieri, non c’è speranza.
Colazione,
tg, mi colpiscono le manifestazioni rumorose degli Italiani sulle terrazze e i
balconi. Io ho sempre avuto difficoltà con gli appuntamenti collettivi. Da
cattolico praticante, mi sono sufficienti gli appuntamenti fissi legati alla
mia fede e a stento riesco ad aggiungere altre ritualità. Nemmeno i giochini
social fanno per me: avete presente quelle “catene” in cui si nomina qualcuno
che deve postare qualcosa (titoli di libri, canzoni, film, fotografie ecc.)?
Ecco, solitamente queste catene con me si fermano, sono la delusione di amici e
colleghi, prendo il fatto che mi nominino quasi come una punizione. Immaginate
adesso, con questo calendario fitto di flashmob per il coronavirus, batti le
mani a mezzogiorno, canta l’Inno nazionale alle ore 18, suona qualcosa alle 21.
Tra l’altro il mio balcone è esposto ai venti impetuosi dello Stretto, c’è
freddo e umido anche ad agosto, quando dieci metri più sotto, sull’asfalto, ci
sono 38 gradi. Però, in qualche modo, da mezzo musicista quale sono (mezzo sia
per le mie personali doti tecniche di tipo dilettantistico, e mezzo anche per
via della statura) mi ero messo in testa di partecipare. Tra l’altro, mi
avrebbe potuto aiutare mio figlio David: spostare il pianoforte in balcone non
se ne parla, però almeno potevamo fare qualcosa chitarra e violino. Purtroppo
nei giorni successivi sono sorti molti dubbi, il primo di natura nazionale, il
secondo di natura strettamente locale. Il dubbio di natura nazionale è che il confine
tra flashmob di incoraggiamento collettivo e il Carnevale di Rocca Sant’Anselmo
sia molto labile (ma riconosco che è una questione di sensibilità personale ed
io assomiglio sempre più ad un vecchio trombone). Il secondo dubbio è legato al
luogo ameno dove abito: pur essendo in un condominio residenziale, attorno a
noi ci sono alcune case abitate da personaggi caratteristici, indigeni della
zona Viale Giostra Ritiro (per chi conosce Messina), persone che spaziano con
un repertorio variegato neomelodico, da Gianni Celeste a Carmelo Zappulla, con
tutta una serie di epigoni locali che hanno reso onore al genere. Inoltre ho
scoperto la loro passione al karaoke (Ramazzotti neomelodico, “più bella cosa
non c’è”…. state solo leggendo, ma so che nella vostra mente l’avete cantata
con la cadenza napoletana). Per farla breve, il flashmob “Ce la faremo” si è
trasformato in 400 watt di “Tu come Pinocchio, m’hai rubbato o cori, ma ti
voglio bene, si tutta a vita tutta a vita pe mme”. Nonostante l’accartocciamento
dei miei padiglioni auricolari, la mia anima riflessiva alla brezza della 18
nel mio balcone predomina su tutto il resto: ma perché una che ti ruba il cuore
sarebbe come Pinocchio? Porrò questa domanda tra i grandi interrogativi
irrisolti dell’esistenza.
Maurizio
Colucci
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