lunedì 16 marzo 2020

I lieti giorni del Corona (4)


I lieti giorni del Corona (4)
Diario semiserio

“Lavatevi le mani!!!!”, non è un sogno, alzo la testa di soprassalto dal cuscino con il cuore che batte a mille. In questi giorni capita di dormire qualche attimo in più, è uno dei pochi vantaggi di questa quarantena. Succede anche qualche volta che la famiglia si svegli prima di te, e succede, ad esempio oggi, che la voce impetuosa della dolce e sensibile consorte ti risvegli e ti ricordi le gioie e le piacevolezze della vita familiare. In quei momenti di confusione mentale mi assalgono pensieri stragisti: “Ma se si sono appena alzati dal letto, perché dovrebbero lavarsi le mani?”. Subito dopo la razionalità prende il sopravvento e mi ricordo che i miei due figlioli sono degli adolescenti maschi, cioè appena un gradino sopra i bonobo, che si spelacchiano, si grattano, si scaccolano sugli alberi, si mangiano le unghie dei piedi (sì, ho visto anche questo… intendo dei miei figli, non dei bonobo, non so se le scimmie arrivino a tanto). Insomma alla fine do ragione a mia moglie, ormai le do ragione anche nei pensieri, non c’è speranza.
Colazione, tg, mi colpiscono le manifestazioni rumorose degli Italiani sulle terrazze e i balconi. Io ho sempre avuto difficoltà con gli appuntamenti collettivi. Da cattolico praticante, mi sono sufficienti gli appuntamenti fissi legati alla mia fede e a stento riesco ad aggiungere altre ritualità. Nemmeno i giochini social fanno per me: avete presente quelle “catene” in cui si nomina qualcuno che deve postare qualcosa (titoli di libri, canzoni, film, fotografie ecc.)? Ecco, solitamente queste catene con me si fermano, sono la delusione di amici e colleghi, prendo il fatto che mi nominino quasi come una punizione. Immaginate adesso, con questo calendario fitto di flashmob per il coronavirus, batti le mani a mezzogiorno, canta l’Inno nazionale alle ore 18, suona qualcosa alle 21. Tra l’altro il mio balcone è esposto ai venti impetuosi dello Stretto, c’è freddo e umido anche ad agosto, quando dieci metri più sotto, sull’asfalto, ci sono 38 gradi. Però, in qualche modo, da mezzo musicista quale sono (mezzo sia per le mie personali doti tecniche di tipo dilettantistico, e mezzo anche per via della statura) mi ero messo in testa di partecipare. Tra l’altro, mi avrebbe potuto aiutare mio figlio David: spostare il pianoforte in balcone non se ne parla, però almeno potevamo fare qualcosa chitarra e violino. Purtroppo nei giorni successivi sono sorti molti dubbi, il primo di natura nazionale, il secondo di natura strettamente locale. Il dubbio di natura nazionale è che il confine tra flashmob di incoraggiamento collettivo e il Carnevale di Rocca Sant’Anselmo sia molto labile (ma riconosco che è una questione di sensibilità personale ed io assomiglio sempre più ad un vecchio trombone). Il secondo dubbio è legato al luogo ameno dove abito: pur essendo in un condominio residenziale, attorno a noi ci sono alcune case abitate da personaggi caratteristici, indigeni della zona Viale Giostra Ritiro (per chi conosce Messina), persone che spaziano con un repertorio variegato neomelodico, da Gianni Celeste a Carmelo Zappulla, con tutta una serie di epigoni locali che hanno reso onore al genere. Inoltre ho scoperto la loro passione al karaoke (Ramazzotti neomelodico, “più bella cosa non c’è”…. state solo leggendo, ma so che nella vostra mente l’avete cantata con la cadenza napoletana). Per farla breve, il flashmob “Ce la faremo” si è trasformato in 400 watt di “Tu come Pinocchio, m’hai rubbato o cori, ma ti voglio bene, si tutta a vita tutta a vita pe mme”. Nonostante l’accartocciamento dei miei padiglioni auricolari, la mia anima riflessiva alla brezza della 18 nel mio balcone predomina su tutto il resto: ma perché una che ti ruba il cuore sarebbe come Pinocchio? Porrò questa domanda tra i grandi interrogativi irrisolti dell’esistenza.

Maurizio Colucci

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