venerdì 7 ottobre 2011

A caccia di una cattedra…. fino alla “gravidanza tecnica”

Vi racconto cosa avviene quando si assegnano le cattedre ai precari della scuola. Pensate che sia un argomento noioso? Pensate “cosa ci sarà tanto di straordinario”? Solo dopo essere usciti da una convocazione del Provveditorato potrete dire di sentirvi veramente vivi. Generalmente il tutto si svolge nell’aula magna di una scuola (se nella scuola c’è l’aula magna), altrimenti nella palestra (se c’è la palestra), o sennò in un locale adibito ad hoc (se c’è l’adibito…), comunque nella scuola (che solitamente c’è, eventi atmosferici permettendo). Una volta varcata la soglia si entra in un vortice che mette a dura prova le capacità cerebrali. Sintetizzo riportandovi le espressioni più frequenti: “hanno detto che chi rifiuta spezzoni esce fuori dal salva-precari”, “dicono che hanno tolto una cattedra mezz’ora fa”, “i riservisti quest’anno scelgono per ultimi”, “no, per primi”, “ma quanti riservisti ci sono?”, “le 104 scelgono prima”, “dice che tizio rifiuta”, “no ha già preso da un’altra graduatoria”, “ma si mantiene il diritto al completamento?”. Queste domande e questo lessico fanno parte di un vocabolario arcano, adatto solo agli iniziati. Riservisti, spezzone, completamenti, sono parole che solitamente provocano un eccesso di sudorazione dai pori dei precari. Quanto sudano le ascelle dei precari, e quanto puzzano! In pochi minuti nel locale adibito ti sembra di poter vedere una specie di nebbiolina, si forma una cappa molto simile a quando non piove da tre mesi a Milano, l’aria odora di umanità, e ciò altera ancora di più l’umore dei presenti. Il Dirigente chiama uno per uno gli aspiranti, inizia il conto alla rovescia, sembra “per te Miss Italia è finita!”. “Ce la faccio forse”, esclama un signore accanto a me che non mi spiego come sia ancora precario, ha le rughe pure nei denti; “se tre rifiutano io rientro”. Sì, ma dove? Scatta l’incubo delle sedi assurde, in montagna, o a centinaia di chilometri da casa, alcuni escono lo stradario. Dovete sapere che i precari della scuola sono come il navigatore satellitare, sanno raggiungere qualunque luogo, ti forniscono i dettagli migliori sul mezzo da utilizzare, coincidenze e consumi benzina. Sì, perché chi lavora a centinaia di chilometri guadagna lo stesso stipendio di chi lavora sotto casa. Allora già alle convocazioni nascono i gruppi macchina, una sorta di orario complementare a quello scolastico, solitamente si prende un collega di matematica o materia affine, e lo si costringe ad incastrare orari, posti auto, cilindrate e tempi dedicati alla famiglia. Dopo la trepidazione dovuta alle cattedre assegnate, arriva il momento del cinismo, specialmente in coloro che sono più in basso in graduatoria e devono accontentarsi delle supplenze delle singole scuole. “Dicono che al Liceo Manzoni c’è uno in aspettativa”, “allora se non mi chiamano adesso, poi questa supplenza toccherebbe a me; per quanto tempo è?”, “tutto l’anno forse… certo, se muore…”, “se muore resto fregato, ma anche se si rimette”, “l’ideale è un piede di qui e un piede di là”, “o una bella malattia cronica, di quelle che ti costringono a casa tutto l’anno”, “l’ideale, senti a me, è una bella gravidanza, roba lunga, sicura e almeno non facciamo gli avvoltoi”. A questo punto inizia la caccia alla gravidanza, si cercano donne incinte in tutti gli istituti della provincia, si calcolano le età delle colleghe, si guarda allo stato di famiglia, divorzi, numero dei figli, nuovi compagni. Finché, all’improvviso, un precario rimasto senza cattedra ha un’idea geniale: “Care colleghe che siete riuscite a prendere una cattedra”, esordisce solennemente, “chi di voi ha un uomo si dia da fare per avere presto una gravidanza, le altre… sceglietevi un precario a vostro piacimento, senza complicazioni sentimentali, solo un accoppiamento tecnico, così in un attimo raddoppieremo il numero dei posti!”. (Nota dell’autore: tutto ciò che trovate scritto corrisponde a verità, compreso il finale).



Maurizio Colucci

2 commenti:

  1. Maurizio, sei un genio! L'idea della "gravidanza tecnica" è straordinaria! Non sapevo che nel mondo del precariato esistesse un glossario di termini arcani...non ne avevo mai sentito neppure uno! Bella idea questo blog!
    P.S. Poi, via mail, mi spieghi perché il "pollice"?
    Un abbraccio!

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  2. Avevo commentato ma chissà dove si è perso il mio commento... vai Mauri, messo in blogroll (tra i link preferiti) del mio blog personale.
    Baci

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