In una delle recenti statistiche, più o meno attendibili, si notava un calo dei battezzati in Italia. Mentre in passato battezzare il figlio secondo il rito cattolico era una prassi pressoché comune, sia ai credenti, sia ai “tiepidi” che ai non credenti, attualmente sembra che non si avverta più questa esigenza. Una volta il registro parrocchiale era più esatto dell’anagrafe, perché erano rarissimi i neonati che non venivano battezzati. Esistono casi documentati dai quali risulta che qualcuno è stato paradossalmente battezzato prima di essere nato. Questo perché la premura dei nostri nonni era rivolta soprattutto alla chiesa, per mettere il piccolo “in grazia di Dio”, come si usava dire, e soltanto dopo qualche giorno i neonati venivano registrati all’anagrafe comunale.
Ma quali sono le cause di questa disaffezione al battesimo?
La prima a quanto pare è una questione di coerenza: se una persona si professa non credente è da ipocriti condurre il figlio in Chiesa per iniziarlo ad una fede che non si vive in quella famiglia. È la stessa motivazione che porta molte coppie a rifiutare il rito del matrimonio religioso.
La seconda problematica riguarda la natura stessa del Battesimo. Molte persone infatti affermano che sarebbe errato imporre una fede ad un individuo incosciente come un neonato. Secondo questi la scelta della fede dovrebbe essere libera e consapevole e deve essere fatta in età adulta. Questo dubbio attanaglia anche molti credenti. In effetti la questione non è molto recente e già diversi secoli addietro, al tempo della Riforma Protestante, era sorto il problema. Non furono tanto i Luterani a suscitare la polemica, ma piuttosto frange estreme del protestantesimo. Nacque perfino un movimento basato sul rifiuto del battesimo da piccoli, che prese il nome di “anabattisti”, che in poche parole significa proprio “coloro che rifiutano il battesimo”. In verità questi “eretici” non si opponevano al battesimo in quanto tale ma combattevano il tradizionalismo cattolico. Per la Chiesa Cattolica infatti basta l’impegno dei genitori e dei padrini, in modo tale che venga garantita l’educazione alla fede del neonato. Quest’affermazione teorica spesso viene tradita nella pratica. Dopo l’altro tradizionale appuntamento religioso della prima comunione molti bambini scompaiono dalle parrocchie. Si evidenziano inoltre nuove problematiche morali, come quando a richiedere il battesimo sono genitori divorziati o conviventi, tutte unioni condannate dalla Chiesa. Come può essere garantita l’educazione cattolica da genitori che ne hanno tradito i comandamenti? Il dibattito resta aperto anche all’interno della gerarchia ecclesiastica, tanto che a tutt’oggi non esiste una posizione ufficiale, ma tutto viene lasciato alla discrezione dei parroci e dei vescovi. Del resto un’altra statistica afferma che nella Chiesa sono in aumento i battesimi da adulti. Le gerarchie non sembrano affatto preoccupate del calo d’interesse nei confronti del più importante dei sacramenti, tanto a che giova avere un registro parrocchiale pieno di nomi e poi vedere i banchi della chiesa deserti? Meglio forse una truppa di credenti esile, ma più convinta e agguerrita. Chi ne farà le spese in verità saranno i produttori di confetti, i ristoratori, i venditori di bomboniere e di tutte quelle cianfrusaglie con le quali la religione del consumismo ha annebbiato ogni senso del sacro nell’uomo di oggi.
Maurizio Colucci
I produttori di confetti metteranno su una protesta terribile, inizieranno a tirarli in testa ai miscredenti, e a giudicare dal calo dei matrimoni e dalla gente che sempre più sta arrivando a capire che tanti fronzoli non sono necessari per festeggiare un'unione prepariamoci ad una guerra senza esclusione di colpi!
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