In questi ultimi giorni si discute moltissimo della sicurezza del premier Silvio Berlusconi, della sua disinvolta vita sociale che lo esporrebbe a ricatti o perlomeno ad incontri a dir poco imbarazzanti. Ma come si riesce a valicare la soglia degli appartamenti privati del Cavaliere? Quali modalità deve attuare una giovane donzella per farla franca e superare tutti gli scrupolosi apparati di sicurezza? Seguiteci in quest’indagine, abbiamo scoperto dieci modi che ogni ragazza italiana può utilizzare per entrare a casa del Premier.
- Devi averla, mostrarla e all’occorrenza darla.
- Se te la chiedono, la devi dare, obbligatoriamente, senza esitare. Dissentire alla richiesta non è solo cattiva educazione, ma comporta problematiche anche di tipo legale.
- Se c’è una foto è meglio, anzi è imprescindibile, un bel primo piano da poter mettere all’occorrenza sui giornali.
- Bisogna far notare con attenzione l’aspetto fisico: capelli, occhi, altezza, segni particolari.
- E’ necessario custodirla bene, conservarla con cura e consegnarla a domanda al diretto interessato.
- Se non è mantenuta con attenzione si sgualcisce.
- Pure le minorenni la possono far vedere e dare, l’età giusta è dai quindici anni in su.
- Tutte ce l’hanno ma devi muoverti avendo la certezza che ce l’hai solo tu, anzi, più esattamente, nessuna è uguale all’altra.
- Anche se sei un’aspirante attrice, modella, soubrette, ballerina o velina la possiedi e la devi utilizzare quando è necessario.
- Alcune, prima di diventare parlamentari o ministre, la facevano vedere regolarmente. Una volta diventate parlamentari o ministre, possono farne anche a meno di mostrarla.
Ma cosa avete capito? Maliziosi! Moralisti! I soliti a cui piace rovistare nel fango… fate gossip, non politica vera! Qui si parlava semplicemente della carta d’identità. Questo strumento semplice ma fondamentale per muoversi nel Paese e addirittura nell’Unione Europea. La carta d’identità, che tanto desideriamo avere quando siamo piccoli piccoli. La carta d’identità, che quando la smarriamo ci sentiamo persi, come defraudati di noi stessi. La carta d’identità, tanto decantata in ogni angolo del mondo, ricordo che persino nei bagni degli autogrill o nei gabinetti della scuola c’erano scritte che inneggiavano al documento di riconoscimento in questione: “Viva la carta d’identità!”, sui muri, “Viva la carta d’identità!”, persino i graffiti. In particolare, rammento una scritta su di una squallida parete dei servizi igienici del liceo che frequentavo: “Chi ama la carta d’identità metta una riga!”… mi sa che non era proprio così, forse c’era la rima…
Maurizio Colucci
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