sabato 26 novembre 2011

Il Paradiso, luogo dell’eterna felicità

Considerazioni e curiosità sul nostro destino ultraterreno


Chi siamo? Da dove veniamo? Dove andiamo? Sono queste le tre domande esistenziali che ognuno di noi si è posto almeno una volta nella vita. La prima domanda di solito la schiviamo abilmente. Alla seconda non rispondiamo più, visto che l’importante è esserci e sembra superfluo sapere da dove proveniamo. Sulla terza domanda resta invece un’inguaribile curiosità.

Cosa c’è dopo la morte, esiste veramente il Paradiso? Ci sono altre alternative? Battisti avrebbe risposto semplicemente “lo scopriremo solo vivendo”. Vogliamo dunque iniziare un breve viaggio nell’al di là, un giro turistico nell’Altro Mondo, per saperne di più e magari non farci trovare impreparati quando arriverà il momento. Oggi è la volta del Paradiso, il Regno del Bene, il luogo di beatitudine. Ma chi ha “inventato” il Paradiso? Certamente non è stato Dante, state tranquilli che esisteva già da prima. Anche se per gli Ebrei l’unica realtà ultraterrena consisteva nello Sheol, gli Inferi, un luogo dove le anime sia buone che cattive, giungevano alla fine della vita, e nel quale non godevano la visione di Dio. Nel Giudaismo però a poco a poco si formulò la dottrina della distinzione dei destini ultraterreni: si pensava infatti che all’interno dello stesso Sheol esistessero due destinazioni, una di tormento per i malvagi e una di quiete, pur senza godere la visione di Dio, per i giusti. A questa concezione si collegava la dottrina di Cristo, che predicava apertamente l’esistenza del “Regno dei Cieli”, un luogo in cui i suoi discepoli avrebbero goduto la beatitudine eterna con la chiara comprensione di Dio. Si può ben dire che una delle grandi novità della predicazione di Gesù rispetto all’Ebraismo consiste proprio in questo, nell’avere annunciato la promessa del Paradiso. Ma nella dottrina cristiana resta poco spazio per la curiosità: non c’è dato sapere dove si trovi questo Regno dei Cieli, né vengono descritte le caratteristiche di questo Paradiso. Quindi niente nuvolette, angeli biondi, né tantomeno tazzine di caffè espresso molto reclamizzato recentemente. La Sacra Scrittura afferma soltanto che “saremo simili a Dio, perché lo vedremo così come Egli è”. Per i cristiani dunque il Paradiso è sostanzialmente vedere Dio, essere in Dio, il resto è secondario.

Un po’ diversa la prospettiva dell’Islam. Maometto per invogliare i suoi a restare fedeli descrisse nel Corano un Paradiso tutt’altro che spirituale, utilizzando al massimo lo stile iperbolico degli orientali. L’al di là mussulmano è una sorta di terra dell’opulenza, dove ogni uomo potrà soddisfare i suoi desideri, avere più donne possibili e stare in mezzo a tante fantasmagorie, come angeli dalle dimensioni titaniche. Non meno fantasia mostra il variegato mondo delle sette e dei nuovi culti. I Testimoni di Geova ad esempio predicano un paradiso, per così dire, leggermente ristretto. Infatti coloro che potranno avere accesso al Regno celeste sono solamente 144.000 (non sappiamo se ci sono i posti numerati). Questo sarebbe il numero degli eletti, secondo un’interpretazione letterale dell’Apocalisse. Per gli altri giusti in soprannumero Dio provvederà a trasformare alla fine dei tempi questo mondo in una terra da depliant da viaggio esotico. Rimane sempre comunque la dottrina televisiva: la nuova religione della pubblicità a lungo andare riuscirà a convincere qualcuno che le buone azioni non servono tanto ad incontrare Dio dopo la morte, ma piuttosto ad avere un buon caffè al momento giusto.



Maurizio Colucci   

3 commenti:

  1. Molto bello davvero...solo che credo che anche i cristiani siano curiosi di sapere anche il "secondario", cosa faremo, chi vedremo e quali saranno le nostre percezioni...e poi magari ...una tazzina di buon caffè.

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  2. chi sei, caro anonimo/a?

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  3. non importa chi sia, ciò che importa è che mi piace il tuo blog e quello che scrivi...ciao

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