mercoledì 1 febbraio 2012

Presentazione al Tempio

I



Il vecchio muove passi lenti e pesanti

sui gradini del Tempio,

le sue gambe

come colonne mobili e incrollabili

ogni giorno sollevano lo sguardo

attento e penetrante

di chi vede da lontano.

Simeone profeta,

lo Spirito gli sussurra all’orecchio,

gli descrive squarci enormi di luce

sulla derelitta storia degli uomini.

Ogni giorno

Simeone trasforma in preghiera

la sua vecchiaia,

attesa ostinata,

profeta figlio del popolo dell’attesa,

raccoglie in incenso

l’ansia fiduciosa dei Patriarchi.

Nella sua pelle macchiata dagli anni

porta impressi i nomi

di chi ha chiuso gli occhi

ancora fermo nella speranza.







II



Una coppia di colombi

per riscattare il Figlio di Dio.

L’offerta dei poveri

tra le mani di Giuseppe,

non c’è abbastanza denaro

per offrire un agnello.

Maria non sa ancora,

non comprende fino in fondo

(comprenderà),

che l’agnello è già tra le sue braccia,

ha solo quaranta giorni di età,

per un attimo piange,

poi cerca il seno,

poi si addormenta quieto,

Lui che può sognare i sogni di Dio.

Nato sotto la legge

Lui che ne dà senso e compimento.

Le pietre del Tempio,

se potessero sussultare,

si lascerebbero muovere

come il ventre di Elisabetta.

Sembra respirare

il grande velo davanti all’altare.







III



Simeone vede una luce diversa,

non sono le fiaccole del Tempio,

si alza, si guarda intorno,

i suoi occhi di nuovo giovani

scorgono una famiglia

camminare lentamente nell’atrio.

Il suo passo diventa in un attimo

spedito, affrettato,

“È lui!”, dice a se stesso

ingannando l’affanno,

“È lui, ne sono certo!”,

le sue braccia si tendono verso Maria,

“Non temere, donna!”,

di nuovo quelle parole.

“Posso?”.

Le sue mani rugose al termine di braccia possenti

afferrano il bambino,

lo portano in alto,

ride e piange insieme

il vecchio Simeone.

“Finalmente posso morire.

È arrivato il tuo tempo, Signore,

Ora, adesso, sei qui…

Ora lascia che il tuo servo….”.

Il Verbo stretto tra le braccia

ispira le labbra del profeta,

dapprima preghiera,

dopo annuncio deciso di salvezza,

infine lo squarcio sul dolore.

Maria ascolta,

imprime nella mente,

vede già suo figlio non più suo.

Questa volta l’amen resta

chiuso nel cuore,

Giuseppe le stringe la mano,

incontra gli occhi di lei stupiti,

qualcosa più grande del Tempio

c’è qui.







IV



Le mie ossa curve stamattina

sembrano raddrizzarsi.

La Ruah non solo parla in me,

ma ricrea le mie viscere,

fino alle midolla,

perché abbia la forza di fermare

ogni israelita che offre incenso e libagioni.

“Ascoltate Anna la vedova!

Perché lo spirito di profezia è su di me.

Ci è stato dato un figlio,

un bambino è nato per noi,

il vecchio Simeone l’ha preso tra le braccia,

il padre e la madre lo hanno riscattato,

Lui che è venuto a riscattarci”.

Non mi allontanerò dal Tempio

fino al mio ultimo respiro.

La mia lingua serve Dio con la preghiera,

il mio corpo lo adora con i digiuni,

ho consacrato a Lui

il mio dolore di giovane vedova.

Ed oggi,

mentre la mia fiaccola si spegne,

i miei occhi vedono

il Sole che sorge,

il Regno che viene,

la stella senza tramonto.

1 commento: