I
Il vecchio muove passi lenti e pesanti
sui gradini del Tempio,
le sue gambe
come colonne mobili e incrollabili
ogni giorno sollevano lo sguardo
attento e penetrante
di chi vede da lontano.
Simeone profeta,
lo Spirito gli sussurra all’orecchio,
gli descrive squarci enormi di luce
sulla derelitta storia degli uomini.
Ogni giorno
Simeone trasforma in preghiera
la sua vecchiaia,
attesa ostinata,
profeta figlio del popolo dell’attesa,
raccoglie in incenso
l’ansia fiduciosa dei Patriarchi.
Nella sua pelle macchiata dagli anni
porta impressi i nomi
di chi ha chiuso gli occhi
ancora fermo nella speranza.
II
Una coppia di colombi
per riscattare il Figlio di Dio.
L’offerta dei poveri
tra le mani di Giuseppe,
non c’è abbastanza denaro
per offrire un agnello.
Maria non sa ancora,
non comprende fino in fondo
(comprenderà),
che l’agnello è già tra le sue braccia,
ha solo quaranta giorni di età,
per un attimo piange,
poi cerca il seno,
poi si addormenta quieto,
Lui che può sognare i sogni di Dio.
Nato sotto la legge
Lui che ne dà senso e compimento.
Le pietre del Tempio,
se potessero sussultare,
si lascerebbero muovere
come il ventre di Elisabetta.
Sembra respirare
il grande velo davanti all’altare.
III
Simeone vede una luce diversa,
non sono le fiaccole del Tempio,
si alza, si guarda intorno,
i suoi occhi di nuovo giovani
scorgono una famiglia
camminare lentamente nell’atrio.
Il suo passo diventa in un attimo
spedito, affrettato,
“È lui!”, dice a se stesso
ingannando l’affanno,
“È lui, ne sono certo!”,
le sue braccia si tendono verso Maria,
“Non temere, donna!”,
di nuovo quelle parole.
“Posso?”.
Le sue mani rugose al termine di braccia possenti
afferrano il bambino,
lo portano in alto,
ride e piange insieme
il vecchio Simeone.
“Finalmente posso morire.
È arrivato il tuo tempo, Signore,
Ora, adesso, sei qui…
Ora lascia che il tuo servo….”.
Il Verbo stretto tra le braccia
ispira le labbra del profeta,
dapprima preghiera,
dopo annuncio deciso di salvezza,
infine lo squarcio sul dolore.
Maria ascolta,
imprime nella mente,
vede già suo figlio non più suo.
Questa volta l’amen resta
chiuso nel cuore,
Giuseppe le stringe la mano,
incontra gli occhi di lei stupiti,
qualcosa più grande del Tempio
c’è qui.
IV
Le mie ossa curve stamattina
sembrano raddrizzarsi.
La Ruah non solo parla in me,
ma ricrea le mie viscere,
fino alle midolla,
perché abbia la forza di fermare
ogni israelita che offre incenso e libagioni.
“Ascoltate Anna la vedova!
Perché lo spirito di profezia è su di me.
Ci è stato dato un figlio,
un bambino è nato per noi,
il vecchio Simeone l’ha preso tra le braccia,
il padre e la madre lo hanno riscattato,
Lui che è venuto a riscattarci”.
Non mi allontanerò dal Tempio
fino al mio ultimo respiro.
La mia lingua serve Dio con la preghiera,
il mio corpo lo adora con i digiuni,
ho consacrato a Lui
il mio dolore di giovane vedova.
Ed oggi,
mentre la mia fiaccola si spegne,
i miei occhi vedono
il Sole che sorge,
il Regno che viene,
la stella senza tramonto.
Davvero senza parole....Grazie!Chia
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