venerdì 23 marzo 2012

Ritrovamento

I

Suoni di flauti,
battiti di mani,
cembali sonori suonano
le giovani mamme e le ragazze.
Ragli di asini,
pochi carri e rumore di ghiaia,
risate e giochi di bambini
saltellanti dal capo alla coda
della carovana senza sosta.
Si va a Gerusalemme,
come ogni anno,
da Nazaret alla Giudea,
secondo la legge.
Sono i giorni del popolo,
diviso dagli eserciti,
finalmente unito dalla memoria
sotto lo sguardo di Dio.


II

Cosa pensavi Gesù di Nazaret?
Non più bambino, ma ancora ragazzo,
pronto a diventare “figlio del precetto”,
bar mitzvah,
come tutti i figli d’Israele
oltrepassavi i confini dell’età,
ormai pronto per la sinagoga degli uomini.
Come giocavi,
come guardavi il mondo?
Cosa provavi a varcare ogni anno
la soglia del tempio di Dio?
Nelle parole di Giuseppe imparavi
la storia del tuo popolo,
ogni gesto della legge,
sacrificio o preghiera,
si trasformava in racconto,
esempi ed amici di Dio descritti
con cura dalla passione di tuo padre.
La prima peluria sul viso
mostrava la tua età che cresceva,
la sapienza emergeva sempre più
come una sorgente che avesse bisogno
di affiorare cristallina.
La grazia presente e nascosta
emergeva realmente visibile
allo sguardo di Maria.


III

Rito ripetuto rinnova
memoria e fede,
fino a quando inizia
l’alba del ritorno.
Le carovane si preparano malinconiche,
poco dopo discendono da Sion
lasciandosi le mura sante alle spalle,
specialmente i vecchi,
nel loro sguardo la paura
di non tornare più.
“Gesù? Dov’è Gesù?”,
sobbalza Maria dopo qualche ora di cammino.
Giuseppe la rassicura,
la famiglia è grande,
i parenti chiudono la carovana,
ormai il figlio è grande.
Solo pochi minuti
e l’ansia ricompare in Maria
attraverso il sudore nervoso delle mani.
“Lascia l’asino, andiamo nei carri indietro!”.
Giuseppe, viso ed eloquio tranquillo,
saldo come quercia di Canaan,
la paura insidia le sue radici,
i piedi si muovono svelti,
le falangi tengono stretto
il polso di Maria,
mentre contro corrente risalgono la carovana.
“Gesù non c’è”, dicono nell’affanno,
“Gesù non è qui”, ripetono i parenti,
“Non l’ho visto”, insistono le vecchie,
“Stamattina a Gerusalemme”,
affermano sicuri i cugini bambini.
Maria e Giuseppe alzano tendaggi,
scuotono grandi ceste,
salgono e scendono dai carri,
gridano il nome del figlio senza sosta.
“A Gerusalemme!”, dice in lacrime la Madre.


IV

Corsa precipitosa
Con il fiato che comprime le costole,
graffi nei polpacci e terriccio
tra le unghie dei piedi,
e poi alle porte della città,
disturbando passanti, i mendicanti,
cercando dietro i loro stracci,
nelle casupole, nei vicoli,
cani randagi ringhiano affamati al meriggio,
Maria soprassalta, “Dividiamoci!
Ci vediamo più tardi al Tempio”.
Giuseppe cerca nelle case,
il traffico della città lo spintona,
lo getta a terra,
angoscia e frenesia,
angoscia e troppi battiti,
pensieri veloci trapassano la mente,
confondono le domande alle guardie,
pensieri di morte incontrollati,
corvi che svolazzano sulle spoglie.
Ragazzi fermati di spalle,
riccioli fulvi su di una tunica chiara,
“lasci stare mio figlio, vada via!”,
il pugno colpisce inaspettato il falegname.
La corsa finisce sull’atrio del Tempio,
angoscia e abbraccio,
Maria e Giuseppe,
non c’è consolazione,
le immagini nere
sgorgano senza freno
dalle labbra contratte.
“È poco più di un bambino…
… Dovreste sentirlo….
… incredibile sapienza!
… viene dalla Galilea”.
Dalle voci dei leviti
che salgono al Tempio
giunge alle orecchie
il sibilo della speranza.


V

La nube d’incenso è ormai diradata,
concluse da tempo le cantilene di preghiera,
tutti accorrono verso un unico punto,
la sapienza oggi si è incarnata in un ragazzo.
I passi di Maria e Giuseppe
seguono i commenti e gli stupori
degli scribi superbi e dei dottori.
È lì Gesù,
domanda e risponde,
insegna ai maestri
e svela gli abissi della Legge.
“Perché ci hai fatto questo?”,
lo stringe la Madre,
il rimprovero trattenuto
dalla percezione di un mistero più grande.
Chi sei veramente bambino che cresce?
Cosa c’è dietro le tue parole?
Chi è questo Padre e il suo regno
apparsi all’improvviso sulla tua bocca?
Si acquieta il terrore di Maria,
l’assenza e poi rivelazione,
figlio restituito,
tornato dalla morte, per un attimo
anche se solo adombrata nella mente.
Il Figlio di Dio in cammino verso Nazaret
è di nuovo sottomesso.
Le sue mani impareranno
dall’esempio dell’uomo giusto
il lavoro degli artigiani,
la fatica e l’amarezza,
la soddisfazione e l’allegria;
la sapienza di nuovo segreta
si riveste di carne e di giorni degli uomini.
Un solo grande vanto ha Gesù
nel tempo della vita nascosta:
la gente lo conosce
come il figlio di Giuseppe.

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