domenica 1 aprile 2012

LA PERLA DI GRAN VALORE

“Il regno dei cieli è simile a un mercante che va in cerca di perle preziose; trovata una perla di grande valore, va, vende tutti i suoi averi e la compra”. (Vangelo di Matteo 13, 45-46)


I



Quando il Mercante decise di partire

nessuno notò qualcosa di nuovo,

nessuno si accorse della smania dei suoi occhi,

della tenace malinconia

che gli faceva serrare le labbra in una smorfia.

Il Mercante,

uomo scaltro a caccia di perle,

uomo furbo, tarchiato da natura,

sempre in cerca,

mai sazio,

brama incarnata nel sorriso beffardo.

La fatica,

solo dettaglio del guadagno.











II



Paesi stranieri, rive affollate,

barche squarciate e puzzo di pesce,

sandali che poggiano su viscido e fanghiglia,

per trattare, ritrattare, contrattare,

perdere e poi guadagnare,

avidità ritratta nel sorriso beffardo.

Ma l’inquieta sera l’attende,

come ogni sera,

insoddisfazione operante

nel simbolo concreto di una perla,

quella di gran valore,

forse leggenda, diceria,

ma nelle notti umide sul mar Rosso

non più miraggio.

I racconti diventano sempre più reali,

uomini col turbante sgranano gli occhi,

descrivono, quasi saltano,

come narratori di favole:

“La perla di gran valore,

la più bella di tutte,

figlia del Mar Rosso e dell’Oceano…”.

Il Mercante ride e mastica,

ostriche vive torturate dall’abile coltello,

e si stordisce con il fruscio metallico

del sacchetto alla cintura.











III



Tra gli scogli spigolosi,

nel bagnasciuga melmoso,

tira le reti semivuote

il pescatore strano,

il Galileo ebreo, amante dei proverbi.

Il Mercante lo guarda,

lo conosce,

chiede una massima per la giornata

e gli acquista qualche abbozzo di corallo.

Ma quella mattina nuvolosa,

vento d’oriente e pioggia marina,

vede nelle reti del Galileo

avvinta da un grumo di alghe

la perla di gran valore,

figlia del Mar Rosso e dell’Oceano,

non più miraggio, non più racconto,

non più favola per anonimi cantastorie etiopi.

“L’ho trovata! Esiste!”,

le mani del Mercante

sporche di alghe e sabbia

allargano le maglie della rete.

Il pescatore lo ferma,

afferra la perla con delicate dita,

pollice e indice come uno scrigno,

“Tutto quello che hai, Mercante, tutto!”.













IV



Germe di follia s’inoltra nella mente,

il Mercante pazzo,

la gente lo addita,

il Mercante non più mercante,

prende tutto, perle, scrigni,

monete d’oro e argento,

gioielli, tessuti preziosi,

casa e terra,

cammelli e cavalli,

vende tutto, ogni cosa,

ed acquista la sua perla,

di gran valore.

Il pescatore Galileo è ormai sparito,

il Mercante e la sua perla,

stretti insieme in una spiaggia,

canne e legna come mura

che lambiscono le onde.

“Adesso ho tutto”, grida ai passanti,

canta i proverbi del pescatore Galileo

e la gente sorride, contagiata dalla follia.











V



“Guarda, figlio mio,

quello lì è il mercante pazzo,

paradosso dell’amore,

ha venduto la sua vita

e adesso vive, adesso canta.

Con la sua perla stretta in mano

varca i confini della morte,

con occhi finalmente lieti”.

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