<Ne hanno presi altri e li hanno uccisi. Al giorno d’oggi una persona non è neanche libera di professare la religione che gli pare. E poi perché li hanno uccisi? Perché non si vogliono inchinare davanti all’imperatore Domiziano e adorarlo come Dio? Dio... sì! Come si può considerare Dio quella belva di uomo, che è veramente come dicono “Nerone calvo”. Sanguinario come era lui e soprattutto pazzo come era Nerone. Certo però, che sono molto strani questi seguaci di quel condannato a morte!
Già, sono vecchio ormai, un vecchio militare veterano, che a fine carriera si è fatto dare della terra qui in Asia, lontano da Roma, “per stare più tranquillo”, pensavo. Ormai sono alle soglie della morte e ne ho visto tante di tragedie, come quando hanno raso al suolo la città degli Ebrei, e ho visto tanti condannati a morte, e molti li ho uccisi io con le mie mani. Ma quello, quel certo Gesù che veniva dalla Galilea, non riesco per niente a dimenticarlo. Troppo strana la sua morte, troppo diversa da quella dei terribili criminali che mi è capitato di uccidere. Ricordo di averlo preso in giro abbastanza quel Gesù, quando lo portammo nel pretorio; gli sputai anche in faccia e credimi, figlio mio, quello sputo è sessant’anni che me lo vedo arrivare sul mio viso. Quando morì, si fece buio in pieno giorno e anche la terra tremò. Gesù stava lì, inchiodato a quella croce, e il suo sguardo era un misto di dolore e compassione. L’ho visto parlare a sua madre piangente; ma la cosa che mi ha più sconvolto, e ancora oggi non mi spiego, fu quando lo sentii bisbigliare “Padre, perdonali perché non sanno quello che fanno”. Figlio, credimi, l’ho sentito con le mie orecchie, un condannato che perdonava noi che lo avevamo insultato, schiaffeggiato e che lo stavamo uccidendo. Anche il mio centurione, quando sentì il terribile grido che gettò fuori prima di morire, capì che quel Gesù non era uno normale, certamente non era uno di noi, che forse era veramente, come dicevano alcuni Ebrei, "il Figlio di Dio". Il grido terribile di quel giorno d’aprile mi sveglia tutte le notti, non mi fa dormire, e anche ora che sono vecchio mi tormenta e non mi lascia in pace. E le notizie che sento arrivare su questi cristiani mi sconvolgono ancora di più: li uccidono ed essi aumentano; li torturano ed essi cantano; e anche se gli si ride in faccia, non si vergognano di gridare a voce alta che quel Gesù ora è vivo ed è risorto tre giorni dopo che noi l’abbiamo ucciso. Io ormai quando li ascolto nelle piazze non rido più, anzi vorrei difendere quel poveretto che cacciano a pietrate senza fargli finire il suo discorso. Ho sentito dire da lui che uno di quelli che ha vissuto accanto a quel Cristo è ancora vivo; dice che è relegato nell’isola di Patmos in Grecia, perché a quanto pare, per qualche prodigio, non sono riusciti ad ucciderlo. Figlio, ti prego, non negare un ultimo desiderio a tuo padre. Lo so che sono troppo vecchio, ma per favore, portami da quell’uomo a Patmos. Una voce mi dice che solo andando là troverò la pace che non ho mai avuto in più di ottant’anni di vita, e finalmente potrò morire tranquillo, senza sentire più grida che mi tormentano >.
Il vecchio veterano scese dalla barca sorretto dal figlio e andò incontro ad un altro vecchio seduto verso il mare, che gli dissero si chiamasse Giovanni. Si guardarono negli occhi esterrefatti e poi Giovanni disse: < Sangue ed acqua >.
Il vecchio capì subito: < Sì, sono io ; sono io che ho tirato la lancia contro il costato di quell’uomo. È vero, ho visto uscire sangue ed acqua. Non avevo mai visto uscire acqua da un corpo umano, e quel sangue schizzò sul mio volto e tuttora mi sento sporco. Tu sei quel giovane che stava sotto la croce; il tuo volto è rimasto come allora, quando ti ho visto accanto alla madre di Gesù >.
< Cosa desideri da me, uomo? Vedo appunto che hai fatto un lungo viaggio per venire qui e sarai stanco >.
Il vecchio veterano raccolse tutte le forze che aveva, insieme a tutti i fili della sua vita senza pace; guardò Giovanni negli occhi con coraggio e gli disse: < So che voi fate un rito, durante il quale lavate la testa. Giovanni, ti prego, puoi lavare la mia anima? >.
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