“Quel ragazzo, Cleto, mi è apparso stanotte; ho sentito la sua richiesta d’aiuto, ho avvertito in lui il grido di un mio figlio. Ti ricordi quando abbiamo pregato insieme a loro? Ho promesso che avrei vegliato su di loro e sulla loro città. Bene! Questo è il momento d’iniziare!”.
Giovanni tentò ancora di dissuadere Maria, ma lei lo bloccò ponendogli la mano dolcemente sulle labbra.
Il sole quella mattina era coperto dalle nubi e stranamente soffiava un vento gelido. Non c’era tanta folla nelle strade, la paura della notte precedente aveva tenuto molta gente chiusa dentro casa. A distanza si sentiva qualche grido di venditore e come un eco lontano si potevano udire le preghiere nel Tempio, quasi delle remote cantilene.
Maria affrettò il passo verso il palazzo del Sommo Sacerdote.
C’era lì tutto il Sinedrio riunito in seduta straordinaria. Le guardie davanti al cortile non le chiesero niente, scambiandola per una serva. Entrò diritta nella stanza della riunione. Il rumore delle porte sbalordì tutti. Un più grande stupore colpì gli Anziani dei Giudei quando si accorsero che si trattava di una donna.
“Una donna! Ma come ha fatto ad entrare. Chi le ha permesso d’interrompere la nostra riunione?”.
“Ma cosa fanno le guardie davanti al palazzo? In questo luogo non si può stare più sicuri”.
Nel clamore generale Maria alzò la voce con coraggio: “È vero, sono una donna. Ma vi chiedo un atto di pietà e di misericordia nei miei riguardi. Se soltanto il Sommo Sacerdote potesse ascoltarmi per qualche istante…”.
“Ma è inaudito!”, disse un fariseo, “è paragonabile quasi ad un sacrilegio”.
“Anche il giudice Deborah era una donna!”, replicò Maria verso di lui fermamente, “e la regina Ester che salvò il nostro popolo in Assiria era una donna, e Giuditta che tagliò la testa ad Oloferne era una donna”. Poi si rivolse verso il Sommo Sacerdote con un tono supplichevole: “Chiedo di essere ascoltata, solo per qualche istante…”.
Il Sommo Sacerdote incuriosito da tale atteggiamento acconsentì a che Maria si avvicinasse a lui per parlare.
“Chi sei, o donna? Da dove vieni?”, le chiese con fare indagatorio.
“Mi chiamo Maria, sono una vedova, provengo da Nazaret di Galilea”.
Mentre ancora parlava, un gruppo di farisei mormorava sotto voce, ma gesticolando vistosamente.
Maria se ne accorse e li interruppe: “Non c’è bisogno di colloquiare nascostamente. Sono proprio io, la Madre di Gesù”.
A quelle parole tutti si zittirono, meravigliati. Il Sommo Sacerdote allora ruppe il silenzio, si sollevò dal suo scanno e guardò serio la donna negli occhi: “Tu dunque sei la madre del Nazareno, il presunto profeta… vediamo… sei venuta qui per condannarci, per far ricadere su di noi il sangue di quell’uomo…”, mentre parlava il Sommo Sacerdote alzava il tono della voce, “non ci bastavano quei pescatori ignoranti, doveva venire a puntarci il dito persino la Madre … Donna, ascoltami bene, fissa nella tua mente queste mie parole: tuo figlio l’hanno ucciso i Romani, non chiedere a noi il suo sangue, è già passato troppo tempo”.
Maria, per nulla intimorita dalla rabbia del Sommo Sacerdote, rispose: “Non sono venuta qui per chiedere conto della morte di mio Figlio, non sono qui per condannarvi; non vi condanno perché Dio non vi condanna, perché mio Figlio stesso ha perdonato mentre era inchiodato alla croce…”.
“E allora perché sei qui? La mia pazienza ha un limite”, la interruppe il Sommo Sacerdote.
“Sono venuta per farvi una richiesta. Sommo Sacerdote, membri del Sinedrio, vi chiedo di liberare quei quattro stranieri che ieri sono stati arrestati. Chi vi parla è una madre, una vedova, una donna che ha visto morire suo figlio innocente. Pensate alle loro madri, alle loro famiglie, voi non potete far questo a uomini, dei quali ben sapete che non hanno fatto nulla di male. Sono degli innocenti, non vogliate compiere un crimine contro Dio, perché il sangue innocente grida vendetta giorno e notte al cospetto del Signore. Chi vi parla è una madre che ha conosciuto il dolore. Voi neanche sapete cosa significa vedere il proprio figlio, l’unico figlio morire. Fate conto che quegli uomini siano miei figli, considerate le mie lacrime di adesso come le lacrime della loro madre. Voi non sapete cosa significhi sentirsi il cuore attraversato da una lama, voi non sapete cosa si provi ad abbracciare un corpo senza vita, voi non sapete, non sapete… vi prego, liberate quegli uomini… non ho altro da dire”.
Alla fine del discorso di Maria nell’aula del Sinedrio cadde un profondo silenzio. Nessuno ebbe il coraggio di replicare, nessuno mormorò. Il Sommo Sacerdote restò immobile in piedi. Si fermò a guardare la Madre del Signore che usciva dal palazzo e sciolse istantaneamente la riunione.
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