I
Come è scesa la parola
su di te,
Giovanni, voce nel
deserto?
Come è successo che i
versi di Isaia
siano diventati in te
Spirito e visione?
Cosa ti spinge tra le
rocce aride
a digiunare e gridare,
senza paura,
in faccia a re e
soldati,
a sacerdoti e farisei?
Di cosa parli quando
annunci
di sposi e amici,
di fuoco e punizioni,
di sandali,
e di un uomo più grande
di te?
Di nuovo nel deserto
Dio prepara il suo
popolo,
lo alleva con profezie
e penitenze,
come in un nuovo esodo,
attraverso il Giordano,
confessando ogni colpa.
II
Giunge a piedi dalla
Galilea
un falegname giovane,
un uomo come gli altri,
confuso nella folla
che calpesta
rumorosamente
la terra secca
sulle sponde del
Giordano.
Il seme nascosto
adesso germoglia.
La notte è finita,
incede l’aurora.
Il Patto Antico,
la Legge e i Profeti
si fermano davanti ai
passi
del Figlio dell’Uomo.
L’Agnello senza macchia
inizia il suo percorso
camminando con gli
altri peccatori,
in mezzo alle
debolezze,
sente i loro lamenti,
le loro speranze,
i loro piedi doloranti,
le preghiere e la
piccola fede,
i fallimenti e gli
affetti protetti.
Inizia l’ora,
uomo tra gli uomini.
III
Giovanni, il
battezzatore,
si ferma un istante,
alza lo sguardo:
tra i penitenti scorge
lineamenti conosciuti,
gli ricordano un
ragazzo,
quel parente della
Galilea
con cui giocava insieme
nei pomeriggi di festa
a Gerusalemme.
Prima ancora di tutti
vede il Cielo aperto su
di lui,
lo Spirito dei profeti
gli indica con certezza
il Regno che viene.
La sua mente non comprende,
combatte con la logica
di Dio,
“perché vieni da me?”.
L’annientamento,
l’abbassamento del
Figlio
che si lascia trattare
da peccato
sovverte pure i
pensieri
del Profeta del
Deserto.
S’immerge nell’acqua
Gesù,
non si attarda,
la sua preghiera spalanca
i cieli,
scuote la voce del
Padre,
manifesta lo Spirito
presente.
È aperta la via verso
Dio.
IV
Giovanni, unisci alla
tua
le nostre deboli voci.
Gridiamo anche noi nei
deserti di oggi,
luoghi privati di vita,
aride steppe di morte.
Diminuiamo, insieme a
te,
il nostro orgoglio, le
nostre parole,
la nostra roboante
inutile sapienza,
diminuiamo con il
nostro spietato
desiderio di
affermazione.
Diminuiamo insieme a
te,
perché è bene che Lui
cresca,
sempre più, sempre più…
Maurizio Colucci
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