I
lieti giorni del Corona (10)
Diario
semiserio
Arrivati
alla decima puntata di questo strano diario, credo sia necessario fare dei
doverosi chiarimenti. Frequento infatti da un po’ i social e so bene che spesso
subentrano dinamiche insolite, molte volte è facile comprendere male, spiegarsi
male, equivocare, crearsi dei pregiudizi. Ecco perché sento il bisogno di
mettere nero su bianco sette chiarimenti (il decalogo lo lascio ad Entità più
qualificate di me).
1. Questo
diario non ha la minima intenzione di mancare di rispetto nei confronti delle
vittime, dei familiari, e in generale di chi sta lottando in prima linea. Chi
vede i miei interventi nella mia bacheca facebook, noterà che accanto a post
ironici, c’è spazio per post molto seri, che evidenziano la gravità della
situazione, e soprattutto la grande empatia che in questo momento, al di là
delle differenze di sensibilità, deve coinvolgere l’intera Nazione.
2. Non
è un “diario” sul coronavirus, sulla malattia, sulla emergenza sanitaria. È un
diario ironico sulla quarantena forzata, è questo l’oggetto dei vari scritti.
3. Allora
perché lo hai intitolato “i LIETI GIORNI”? Immagino nella mente questa
obiezione… si tratta chiaramente di un titolo antifrastico. Però se devo
spiegare tutte le cose che scrivo, si perde il piacere! Pensavo fosse
intuitivo. Antifrastico in parole povere significa che il titolo afferma il
contrario di ciò che si vuole far intendere (esempio, i Malavoglia venivano
chiamati così perché erano famosi per essere gente di buona volontà). In
sintesi, questi giorni non sono per niente lieti.
4. L’ironia:
questi giorni non sono per niente lieti, ma noi vogliamo planare tra di essi (parafrasando
il grande Calvino) con leggerezza. L’ironia lo permette. È forse la cosa più
difficile da spiegare, l’ironia; anche le definizioni da vocabolario non mi
sembrano capaci di centrare il concetto. Mi piace definire l’ironia come una
cinepresa che riprende dall’esterno, uno sguardo distaccato che per un attimo
ti porta fuori dalla situazione, la relativizza, rende “digeribile” la realtà,
scova possibilità di sorriso anche là dove sembra non possa nascere.
5. È
lecito scrivere, fare umorismo, trovare elementi “di svago” mentre
attraversiamo una tragedia nazionale (e addirittura mondiale)? Questo
interrogativo ha occupato la critica per opere e scritti molto più importanti
del mio piccolissimo e sconosciuto blog. Penso al caso del film “La vita è
bella” oppure Train de vie” (entrambe opere capaci di farci sorridere di
situazioni collocate durante la tragedia dell’Olocausto). La mia opinione,
strettamente personale, è che il sorriso sia utile, non solo come attimo di
allegria per non pensare, ma per rinvigorire l’animo. Se due righe aiutano a
farci stare bene, mettendo allegramente a nudo le nostre manie collettive in
questo stato di guerra con nemico invisibile, non ci trovo nulla di male. Tutto
dipende dal senso della misura e spero di aver dimostrato di averne. Per fare
un esempio, fa effetto l’inno nazionale cantato dai balconi, ricorda a una
Nazione, attraverso la spinta della musica, che siamo fratelli nel dolore e
nella fatica, da Bergamo a Siracusa. Fa un effetto diverso il flashmob dalle
terrazze con “Cornutone” degli Squallor (noto gruppo comico demenziale), adatto
forse ad altri tempi, più carnascialeschi.
6. Se
nonostante quanto detto, ciò che scrivo urta la sensibilità di qualcuno, non
posso farci nulla. Non si possono mai vincere i processi alle intenzioni. L’imputato
è già colpevole e già condannato.
7. In
ultimo, non dimenticate di lavarvi le mani. Veramente mia moglie lo grida
svariate volte durante la giornata, non è una invenzione letteraria. Oggi la
grande Mina compie 80 anni. Ecco, senza farle torto… avete presente l’inizio
del brano “Brava” con quelle prime quattro note simili a uno squillo di tromba?
Ora immaginate sempre su quelle quattro note mia moglie che grida “Lavatevi le
mani!!!”. Credo che lo abbiate letto sentendo gli acuti rimbombarvi nel
cervello… a questo punto, al di là di come la pensiate sui miei scritti, non
avete un poco compassione di me?
Maurizio
Colucci
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