I
lieti giorni del Corona (9)
Diario
semiserio
Sono
tornato a fare la spesa al supermercato. Mi autoaccuso. Però vi garantisco che
era tutto autocertificato. Ho almeno sette modelli di autocertificazione nel
pc, li ho stampati in duplice copia, perché non si sa mai. Per ogni DPCM, ogni
decreto del Presidente della Regione, ogni ordinanza del Sindaco, ce l’ho
tutte, mi arrivano pure nelle chat, sul cellulare le avrò scaricate un
centinaio di volte. A breve l’emergenza sarà reperire la carta per stampare,
oppure il toner, spero che la loro vendita sia inserita nelle attività
strettamente necessarie. Ormai mi autocertifico appena mi alzo dal letto, mi
tocco le braccia, le gambe, misuro il battito premendo sulla giugulare e
autodichiaro la mia esistenza in vita. Ho deciso di presentare un modulo anche
a mia moglie, riguardante l’igiene: al prossimo ruggito “Lavatevi le mani!!!”,
spunto lì con il foglio e voglio proprio vedere che fa; “Io sottoscritto,
Maurizio Colucci, nel precario possesso delle mie facoltà mentali, consapevole
delle sanzioni penali per chi dichiara il falso eccetera eccetera, dichiaro
sotto la mia responsabilità di essermi lavato le mani per almeno un minuto, con
l’ausilio del tutorial prodotto dalla nota epidemiologa dottoressa Barbara D’Urso.
In fede, sufficiente speranza, poca
carità… e molta pazienza, Prof. Maurizio Colucci, Docente a Distanza pro
tempore”.
Sono
tornato a fare la spesa, dunque, ed è stato molto istruttivo. Ho imparato
moltissime cose, anche ad un metro di distanza, e mi sono accorto di essere
circondato da grandissimi esperti, gente che abita tutta nella mia zona. Di
fronte al loro sapere, mi sono sentito così piccolo, ho visto la mia laurea, le
mie abilitazioni, la mia specializzazione e la cultura varia di cui mi sono nutrito
in questi anni come ben poca cosa, quasi che avessi sprecato il tempo a
studiare. Accanto a me, al banco dei salumi, c’è una donna, mi ricordo che
lavora nella ferramenta sottocasa, forse è la figlia del proprietario. Vado a
scoprire invece che è una esperta infettivologa: “Lei deve sapere”, dice
rivolta al salumiere, “che bisogna bere bevande calde, almeno 27 gradi. A
quella temperatura si ammazza il virus, perché non può stare al calore”. Il
salumiere, pronto ad essere convinto dietro la mascherina, chiede ulteriori
spiegazioni: “Ma anche se uno si fa la pastina con il dado?”
“Ceeettu”,
risponde l’esperta, tradendo la sua cadenza sicula; “u bellu brodino, io
nemmeno ci soffio sopra, dui tri belli cucchiaiati…”.
Ed
io la guardo, sgranando gli occhi, perché dentro di me si materializza una
sensazione terribile; immagino l’esofago ustionato con un brodo di pollo a 92
gradi e mi nasce nella mente la figura della Dottoressa infettivologa (che
vende bulloni per hobby), con le lacrime agli occhi per l’incendio causato alle
pareti gastriche, ma con in faccia la recondita soddisfazione di avere
“ammazzato” il virus, oltre naturalmente ad avere distrutto per sempre le
pareti interne dello stomaco.
Vorrei
obiettare, la mia indole di docente seppur a distanza vorrebbe prendere il
sopravvento, ma poi mi ricordo di essere un semplice laureato in lettere… che
ne so io di queste cose?
La
frutta è estremamente necessaria in questi giorni, è bene farne ampia scorta. È
stato così che ho scoperto che l’addetto all’ortofrutta in realtà lavora nei
servizi segreti, settore guerra batteriologica. Dovrebbe essere un po’ più
segreto per difendere la propria identità nascosta, perché a mio avviso parla
troppo apertamente. Lui lo sa, “sono stati gli Americani! L’economia cinese era
troppo forte, e l’Italia fa paura, alleati con la Cina diventiamo una potenza
commerciale”, dice costretto da mascherina e doppi guanti, mentre pesa un chilo
e due di zucchine. “Gli americani hanno un sacco di ‘sti cosi ‘nti laboratori”,
anche lui tradisce la sua cadenza indigena messinese, “batteri, virus, vermi,
muffe, tutti i cosi hanno”, e a me viene la leggera percezione che stia facendo
confusione tra le sue due attività, l’addetto all’ortofrutta e il massimo
esperto mondiale di guerra batteriologica. Vorrei obiettare che oggi gli
Americani sono il terzo paese del mondo per numero di infetti da coronavirus;
se hanno pensato di trasmettere questo virus per rovinare la Cina (e l’Italia),
come minimo la cosa gli è riuscita male. Ma io sono un povero docente di
Storia, che ne posso sapere di trame segrete!
Finalmente
arrivo alla fine del giro e sono pronto a pagare. La cassiera parla agguerrita
al cliente davanti a me nella fila: “E’ tutta una cosa economica! Non vede lo
spritz, lo sbreen, lo spread, come si
chiama quella cosa… subito ‘nchianau”; il cliente annuisce mentre colloca la
spesa nei sacchetti senza nessuno schema logico. Ma lei prosegue, imperterrita,
passa i rotoli di carta igienica al lettore ottico e nel frattempo dispensa
teorie macroeconomiche da premio Nobel. E forse lo è. Adesso tocca a me pagare,
e quindi continua il suo illuminato discorso, occupandosi delle mie compere: “E
l’Europa? C’hanno il fondo, ma se lo tengono per loro, la Germania, la Russia,
basterebbe che facessero i buoni postali europei e ce li compriamo e poi i
soldi li danno alle aziende in crisi, ai disoccupati, qua ci sono le banche
dietro tutta ‘sta storia…”.
Vorrei
obiettarle qualcosa, ad esempio dirle che la Russia non è nell’Unione Europea,
vorrei dirle che le cose sono un po’ più complicate, ma io sono soltanto un
povero docente di sostegno, allora le replico solo questo: “Signora, scusi, ha
sbagliato a contare il resto… controlli meglio”.
Poverina,
il suo cervello è impegnato a salvare l’economia mondiale e a svelare i
complotti dei grandi potentati finanziari. Non posso anche pretendere che
faccia i conti esatti per darmi il resto!
Maurizio
Colucci
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