martedì 24 marzo 2020

I lieti giorni del Corona (9)


I lieti giorni del Corona (9)
Diario semiserio

Sono tornato a fare la spesa al supermercato. Mi autoaccuso. Però vi garantisco che era tutto autocertificato. Ho almeno sette modelli di autocertificazione nel pc, li ho stampati in duplice copia, perché non si sa mai. Per ogni DPCM, ogni decreto del Presidente della Regione, ogni ordinanza del Sindaco, ce l’ho tutte, mi arrivano pure nelle chat, sul cellulare le avrò scaricate un centinaio di volte. A breve l’emergenza sarà reperire la carta per stampare, oppure il toner, spero che la loro vendita sia inserita nelle attività strettamente necessarie. Ormai mi autocertifico appena mi alzo dal letto, mi tocco le braccia, le gambe, misuro il battito premendo sulla giugulare e autodichiaro la mia esistenza in vita. Ho deciso di presentare un modulo anche a mia moglie, riguardante l’igiene: al prossimo ruggito “Lavatevi le mani!!!”, spunto lì con il foglio e voglio proprio vedere che fa; “Io sottoscritto, Maurizio Colucci, nel precario possesso delle mie facoltà mentali, consapevole delle sanzioni penali per chi dichiara il falso eccetera eccetera, dichiaro sotto la mia responsabilità di essermi lavato le mani per almeno un minuto, con l’ausilio del tutorial prodotto dalla nota epidemiologa dottoressa Barbara D’Urso. In fede, sufficiente  speranza, poca carità… e molta pazienza, Prof. Maurizio Colucci, Docente a Distanza pro tempore”.
Sono tornato a fare la spesa, dunque, ed è stato molto istruttivo. Ho imparato moltissime cose, anche ad un metro di distanza, e mi sono accorto di essere circondato da grandissimi esperti, gente che abita tutta nella mia zona. Di fronte al loro sapere, mi sono sentito così piccolo, ho visto la mia laurea, le mie abilitazioni, la mia specializzazione e la cultura varia di cui mi sono nutrito in questi anni come ben poca cosa, quasi che avessi sprecato il tempo a studiare. Accanto a me, al banco dei salumi, c’è una donna, mi ricordo che lavora nella ferramenta sottocasa, forse è la figlia del proprietario. Vado a scoprire invece che è una esperta infettivologa: “Lei deve sapere”, dice rivolta al salumiere, “che bisogna bere bevande calde, almeno 27 gradi. A quella temperatura si ammazza il virus, perché non può stare al calore”. Il salumiere, pronto ad essere convinto dietro la mascherina, chiede ulteriori spiegazioni: “Ma anche se uno si fa la pastina con il dado?”
“Ceeettu”, risponde l’esperta, tradendo la sua cadenza sicula; “u bellu brodino, io nemmeno ci soffio sopra, dui tri belli cucchiaiati…”.
Ed io la guardo, sgranando gli occhi, perché dentro di me si materializza una sensazione terribile; immagino l’esofago ustionato con un brodo di pollo a 92 gradi e mi nasce nella mente la figura della Dottoressa infettivologa (che vende bulloni per hobby), con le lacrime agli occhi per l’incendio causato alle pareti gastriche, ma con in faccia la recondita soddisfazione di avere “ammazzato” il virus, oltre naturalmente ad avere distrutto per sempre le pareti interne dello stomaco.
Vorrei obiettare, la mia indole di docente seppur a distanza vorrebbe prendere il sopravvento, ma poi mi ricordo di essere un semplice laureato in lettere… che ne so io di queste cose?
La frutta è estremamente necessaria in questi giorni, è bene farne ampia scorta. È stato così che ho scoperto che l’addetto all’ortofrutta in realtà lavora nei servizi segreti, settore guerra batteriologica. Dovrebbe essere un po’ più segreto per difendere la propria identità nascosta, perché a mio avviso parla troppo apertamente. Lui lo sa, “sono stati gli Americani! L’economia cinese era troppo forte, e l’Italia fa paura, alleati con la Cina diventiamo una potenza commerciale”, dice costretto da mascherina e doppi guanti, mentre pesa un chilo e due di zucchine. “Gli americani hanno un sacco di ‘sti cosi ‘nti laboratori”, anche lui tradisce la sua cadenza indigena messinese, “batteri, virus, vermi, muffe, tutti i cosi hanno”, e a me viene la leggera percezione che stia facendo confusione tra le sue due attività, l’addetto all’ortofrutta e il massimo esperto mondiale di guerra batteriologica. Vorrei obiettare che oggi gli Americani sono il terzo paese del mondo per numero di infetti da coronavirus; se hanno pensato di trasmettere questo virus per rovinare la Cina (e l’Italia), come minimo la cosa gli è riuscita male. Ma io sono un povero docente di Storia, che ne posso sapere di trame segrete!
Finalmente arrivo alla fine del giro e sono pronto a pagare. La cassiera parla agguerrita al cliente davanti a me nella fila: “E’ tutta una cosa economica! Non vede lo spritz, lo sbreen,  lo spread, come si chiama quella cosa… subito ‘nchianau”; il cliente annuisce mentre colloca la spesa nei sacchetti senza nessuno schema logico. Ma lei prosegue, imperterrita, passa i rotoli di carta igienica al lettore ottico e nel frattempo dispensa teorie macroeconomiche da premio Nobel. E forse lo è. Adesso tocca a me pagare, e quindi continua il suo illuminato discorso, occupandosi delle mie compere: “E l’Europa? C’hanno il fondo, ma se lo tengono per loro, la Germania, la Russia, basterebbe che facessero i buoni postali europei e ce li compriamo e poi i soldi li danno alle aziende in crisi, ai disoccupati, qua ci sono le banche dietro tutta ‘sta storia…”.
Vorrei obiettarle qualcosa, ad esempio dirle che la Russia non è nell’Unione Europea, vorrei dirle che le cose sono un po’ più complicate, ma io sono soltanto un povero docente di sostegno, allora le replico solo questo: “Signora, scusi, ha sbagliato a contare il resto… controlli meglio”.
Poverina, il suo cervello è impegnato a salvare l’economia mondiale e a svelare i complotti dei grandi potentati finanziari. Non posso anche pretendere che faccia i conti esatti per darmi il resto!

Maurizio Colucci 


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