martedì 17 marzo 2020

I lieti giorni del Corona (5)


I lieti giorni del Corona (5)
Diario semiserio

Oggi puntata speciale: 17 marzo 2020, mio figlio Giosuè compie 14 anni. Il compleanno al tempo del Corona, potremmo intitolarla. La strana atmosfera di questi giorni, mi ricorda molto quella del 2006, anno in cui è nato. Stesso clima, di calda primavera: uscivi la mattina presto con il giubbottone, ma già alle 10 in macchina grondavi sudore e tutto l’abbigliamento faceva effetto sauna. Stessa situazione personale: anche allora dovetti smettere di lavorare. Mia moglie aveva subito un cesareo di urgenza (Giosuè è nato pretermine, alla 35° settimana), tre chili e cento di bambino prematuro, ma due chili e sette era solo la testa… che testa, una palla da bowling; immaginate fosse nato a termine, avrebbero dovuto chiamare il veterinario. Non fu questo però che causò l’astensione dal lavoro, ma il fatto che finì in terapia intensiva. Il ragazzo ci ha dato problemi dall’inizio: non respirava bene, praticamente è nato con la polmonite (altra connessione mentale inquietante con questo tempo). Alle 19 è venuto al mondo, e alle 23 io e lui eravamo stretti in un abbraccio tenerissimo davanti alla macchina dei raggi X. Ci hanno fatto la radiografia assieme. La mattina dopo mi chiamano dall’ospedale, dicendomi che il piccolo sarà trasferito alla terapia intensiva del policlinico cittadino perché nella notte la situazione non è per nulla migliorata. Un papà normale sarebbe andato, giustamente, nel panico. Io ho un modo diverso di affrontare le pause, non mi si chiude lo stomaco, mi si spalanca nemmeno fossero le porte della Basilica di San Pietro durante un Giubileo straordinario. Rapidamente calcolo quanti minuti impiegherà l’ambulanza da un ospedale all’altro, vedo il bar di fronte e… sì, ho il tempo per un cappuccino con latte fresco rigorosamente intero e un cornetto alla crema di 800 grammi. Adesso, qualunque notizia mi diranno sulle condizioni di mio figlio al Policlinico, sarò sicuramente in grado di affrontarla. In buona sostanza, per cinque giorni ho fatto indietro tra due ospedali, tra figlio e madre, e quindi era poco praticabile andare a lavorare. L’atmosfera è la stessa, l’oscillazione dell’animo tra serenità e preoccupazione uguale. Tornando ad oggi, come spieghi ad un adolescente che non si può festeggiare? Faremo il possibile… mia moglie ha preparato una simil torta, un dolce povero, una specie di cupola fatta di biscotti granturchese sbriciolati e immersi in una crema al cioccolato, gusto infantile e buonissimo. Nemmeno le candeline. Faremo la foto con l’accendino per i fornelli, ma che ci soffi di lato, non sulla torta, non si sa mai! È adolescente sì, ma quando gli abbiamo chiesto di adattarsi lo ha sempre fatto, magari brontolando, ma lo ha fatto. Un ragazzo capace di accontentarsi di poco. Un grande supporto per suo fratello più grande autistico, sin da piccolo un compagno di giochi, costretto dalla natura ad essere lui il fratello maggiore. Qualche volta si arrabbia, altre si vergogna, sembra non capire, ma poi sì che comprende, sin da piccolo ha sempre compreso, con la sua testa gigante e dura, come un ariete contro mamma e papà, per ammorbidirsi in un attimo. È l’altro figlio speciale! Auguri ragazzino, anzi ragazzo (altrimenti ti arrabbi), oggi soffia l’accendino di lato, non sulla torta e almeno per il giorno del tuo compleanno, ti prego… non distruggere nulla.
“E lavati le mani!!!” (scusate, mia moglie aveva bisogno non di dire la sua, ma di urlarla....”)

Maurizio Colucci

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