mercoledì 12 marzo 2025

I Diari della Spesa - Puntata n 3

Puntata n 3 – Per diventare tutti un po’ “sockeye”… 

Riassunto delle puntate precedenti: io e mia moglie siamo andati al supermercato per la spesa; dopo qualche fatica siamo riusciti a posteggiare. Digressione sul magnesio bisglicinato e altri prodotti per la salute fortemente consigliati dalla mia consorte (e ovviamente regolarmente acquistati)

Dicevo, entro nel supermercato e la vedo già che ha inforcato gli occhiali da presbite per procedere ad una spesa accurata, precisa, pignola, senza lasciare niente al caso… o al gusto.

Il giro è il consueto. Passa davanti ai banchi di frutta e verdura, tutta roba salutare, che non può fare male. 

Subito dopo c’è un primo banco frigo. Mi avvicino, controllo le offerte, apro lo sportello e afferro un salmone affumicato comune.

“Che fai?”, mi dice lei. Il tono è quasi di rimprovero.

“Ci mettiamo un salmone in casa, all’occorrenza con un po’ di rucola e facciamo una cena”.

“Perché hai preso quello?”.

“Perché è in offerta, buono, otto euro e cinquanta duecento grammi”.

“Ma stai scherzando?!?”. Adesso il tono si fa più arcigno; “devi prendere quello lì a destra”.

“A destra? Ma lo vedi quanto costa?”.

“Sì ma quello è salmone sockeye!”.

Un giorno venni a conoscenza di cosa fosse il salmone sockeye; mia moglie, come novella profetessa, scese metaforicamente dal monte e mi mostrò la Via: “Da oggi il salmone sarà sockeye o non sarà!”

Il suddetto salmone è praticamente di un colorito più vicino al rosso che al rosa, perché è selvatico, a bassa affumicatura e… costa assai! Per capirci, 100 grammi, solo cento grammi costano tra i nove e i dieci euro. In compenso, lo ammetto, a fatica, con riluttanza, con estrema ritrosia, è veramente più buono. Mi si è aperto un mondo. Mia moglie mi ha spiegato tutto, forse ha drammatizzato un po’ troppo, ma il quadro, a suo dire, è il seguente.

Il salmone affumicato normale, quello che trovate in offerta a 3-4 euro all’etto, praticamente è un pugno di sale associato ad un’accozzaglia simil ittica, frammenti rosacei presi qua e là, dalla Finlandia all’Islanda, dalle isole Far Oer alla Scozia, e alla fine targati per comodità Norvegia. Sempre a dire di mia moglie, l’affumicatura è ottenuta in qualche fabbrica fatiscente, praticamente un sottoscala, dove operai tossicomani proveniente dall’Indocina fumano sigarette a base di erbe aromatiche marcite, mentre il catrame che gli resta nelle unghie viene utilizzato nel trattamento delle varie fettine di pesce crudo per insaporire il tutto. 

Il quadro che la mia consorte, invece, fa del sockeye è di altro tenore, assomiglia alla raffigurazione di una terra paradisiaca, per capirci qualcosa di simile ai volantini che usano i Testimoni di Geova per rappresentare l’avvento del Regno Celeste su questa terra.

In poche parole, il salmone sockeye è selvatico, guizza dalle onde del Mar Baltico direttamente sulla barca di un peschereccio norvegese, s’immola felice per il nostro nutrimento; bisogna sottolineare che il suo essere allo stato brado ci rassicura sul fatto che abbia mangiato sano, nutriente, con tutte le vitamine a posto, ecco perché ha quel colorito tendente al rosso. Dopo essersi nutrito secondo un’opportuna dieta calibrata e naturale, il sockeye si fa acchiappare dal pescatore norvegese, che lo affumica in maniera istantanea accendendo un fuocherello leggero grazie a piccoli frammenti di legno di betulla delle foreste nordiche; ovviamente legno invecchiato bene, con una vita sana e soddisfacente. Oppure, la seconda versione: il salmone sockeye in risalita dai grandi fiumi canadesi viene preso al volo da un orso bruno affamato ma gentile: uno se lo mangia e l’altro lo dona generosamente a un pastore indigeno, che lo affumica accostandolo, ma non troppo, alla sua brace con cui si sta riscaldando dalla rigidità invernale mentre canta inni e preghiere alla luna. Tutto ciò dona una consistenza magnifica alle carni, una scioglievolezza in bocca unica, un grado eccelso di omega 3 e di altri fondamentali principi nutritivi. Una volta ho visto pure i segni dei denti dell’orso su una fettina.

Quindi, avete capito bene: nel primo settore, al primo banco frigo, oggi, ormai, non sbaglio più. Sono un uomo nuovo, la mia mano segue la voce di mia moglie anche quando lei non c’è a fare la spesa, sono anch’io un po’ sockeye, selvaggio ma piacevole, colorito e ben nutrito… a dieci euro all’etto!

Maurizio Colucci


3 commenti: