Puntata n 4 – Sommerso da un diluvio di ricordi…e biscotti
Riassunto delle puntate precedenti: io e mia moglie siamo andati al supermercato per la spesa; dopo qualche fatica siamo riusciti a posteggiare. Digressione sul magnesio bisglicinato e altri prodotti per la salute. Acquistiamo il salmone, ma rigorosamente sockeye.
Dopo aver preso il salmone, lei si dilunga davanti al banco frigo e controlla, spulcia, legge etichette, confronta prodotto su prodotto. Allora io metto in atto la mia tecnica da supermercato, perfezionata negli anni. Parcheggio il carrello in un anfratto abbastanza largo e sufficientemente isolato dal traffico dei corridoi e inizio a svolazzare tra uno scaffale e l’altro velocemente… insomma, velocemente non proprio, diciamo quel tanto che l’età, la stazza e la residua agilità consentano. Mia moglie si arrabbia sempre per questa cosa, dice che fare la spesa con me è caotico, che faccio “il giro” a modo mio, che poi la faccio confondere e le faccio saltare dei reparti. Il problema è che mi annoio a stare fermo lì ad aspettare che lei analizzi uno per uno tutti i prodotti. La motivazione recondita è però un’altra: provo a sfuggire al suo controllo, a mettere nel carrello prodotti disapprovati dal rigido protocollo uxorio, magari li nascondo abilmente nell’insieme, in modo che lei distratta se ne accorga solo al momento di pagare alle casse. Insomma, tenaci e subdoli tentativi di resistenza.
Mentre m’inoltro tra i biscotti, la mia mente diventa bambina, una dolce regressione nei ricordi, come un tocco di memoria proustiana causato dalla vista dei frollini, ciambelline belle rotonde in una confezione simil artigianale. Dissolvenza come al cinema e tuffo nelle rimembranze.
Mi sovviene mio padre con i sacchi della spesa, buste stracolme di roba, chili di biscotti e merendine posati sul tavolo e in un angolo a terra la confezione famiglia di otto litri di latte. Pensate che stia esagerando? Sfamali tu tre figli maschi dai modi animaleschi, con l’aggiunta di una sorellina piccola, la quale, come una novella Mowgli del Libro della Giungla, ha interiorizzato le regole di accaparramento del cibo tipici di un ambiente rude e selvaggio, e quindi anche lei, come i fratelli più grandi, afferra, s’ingozza, sbrana, nasconde vettovaglie, lotta per la sopravvivenza. Inoltre, negli ultimi tempi in cui ero post adolescente signorino si unì al nucleo familiare una zia cieca di 84 anni, una zia di mio padre, che però consumava quantità industriali di latte. Portatemi qui il nutrizionista che afferma che il latte faccia male in età adulta, che non possiamo digerirlo, che dovremmo assumere solo poche quantità nascoste nelle ricette. Gli parlerò della Zia Peppina, che ogni sera cenava con una tazza di latte, piena piena, e biscotti in quantità, da rammollire per bene nell’inzuppo in modo che li potesse masticare senza problemi, a mo’ di pappina per capirci. Il rumore prodotto dal suo simil masticare ancora lo ricordo, non lo posso delineare per iscritto, ma posso dirvi che tutta la casa fino al pianerottolo sapeva che la Zia stava mangiando i suoi biscotti bagnati nel latte, con la sua sinfonia fatta di palato e dentiera. Ecco, cara nutrizionista, la Zia è morta a 89 anni, accompagnando i suoi ultimi giorni sempre con enormi tazzoni di latte.
Cosa c’entra tutto ciò con la spesa? Vado a spiegarmi. A casa mia non potevi dire a mio padre che ti piaceva un tipo di biscotti, una brioscina, uno snack in particolare. Se malauguratamente ti scappava un’affermazione di approvazione della ciambellina X o del tortino Y, dal giorno dopo il mio genitore, solerte, veniva con buste stracariche della suddetta ciambellina, pacchi e pacchi di ciambelline a riempire scaffali della cucina, credenze, cassetti, addirittura si cercava spazio per i biscotti in mezzo alle pentole. Finché arrivava un giorno che non ne potevi più di quel tipo specifico di frollino, odiavi la brioscina mangiata per due mesi di seguito. Ma come fare? Bisognava avere quella abilità particolare di dire a tuo padre che sì, avresti voluto qualcosa di diverso, ma stando attento a non fare apprezzamenti troppo eccessivi a quel qualcosa di diverso. Altrimenti la girandola di acquisti da grossista ricominciava, e ti ritrovavi sommerso dal gorgo dei biscotti di una nuova marca. Quasi mai sono andato a fare la spesa con mio padre, eppure ho impresso dentro di me le sue modalità di comperare a uso collegio. Una volta mia moglie, allora fidanzata, mi chiese un aiuto per la sua famiglia. L’influenza aveva beccato lei e i suoi genitori e nessuno poteva andare al supermercato. La mia ragazza mi chiamò, affidandomi il bancomat di famiglia e dei bigliettini con brevi appunti: salsa di pomodoro, carta igienica, tovaglioli, ecc. Purtroppo non mi aveva specificato le quantità. Tornai a casa sua con buste ricolme di prodotti, uno scontrino della spesa molto esoso, salsa e confezioni di latte per un mese, anche se vivevano solo in tre in casa in quel periodo. Ometto i commenti della mia futura suocera sulla quantità di carta igienica. Risposi soltanto: “E’ sempre utile e poi non scade!”.
La fase amarcord termina, i ricordi davanti ai frollini sfumano, ho in mano una confezione di biscotti con caramello e grosse gocce di cioccolato.
“Cos’è quella schifezza che hai in mano?”.
Un grido mi riporta alla realtà. È lei, pronta per la battaglia decisiva!
(4-continua)
Maurizio Colucci
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